- TITOLO: CHIISAI OUCHI;
- REGIA: YOJI YAMADA;
- CAST: CHIEKO BAISHO, SATOSHI TSUMABUKI, TAKAKO MATSU, HARU KUROKI, HIDETAKA YOSHIOKA, ISAO HASHIZUME;
- DURATA: 136minuti;
- ANNO: 2014;
- GENERE: DRAMMATICO;
- VOTO: 8.
Come spesso accade, Rai3 riesce a regalare piccole chicche cinematografiche, film introvabili, poco conosciuti, che difficilmente capiterebbe di scoprire altrove. È successo anche con The Little House, opera di Yoji Yamada, uno dei registi giapponesi che più apprezzo per la sua capacità di raccontare l’intimità delle persone e il peso silenzioso della memoria. Un film che, fin dalle prime scene, lascia intuire la sua natura delicata e profondamente umana.
Trama
The Little House racconta le memorie di una donna anziana, Taki, ambientate durante il periodo della Seconda guerra mondiale, in un Giappone profondamente diverso da quello che conosciamo oggi. Dopo la sua morte, il nipote Takeshi ritrova l’autobiografia che la pro-zia aveva scritto insieme a lui qualche tempo prima, dando così avvio a un viaggio nel passato. Attraverso quei ricordi, emerge la vita di una donna rimasta perlopiù nell’ombra, segnata da una posizione sociale umile, ma capace di custodire momenti di dolcezza anche in un’epoca caotica e dolorosa. Taki racconta il suo trasferimento a Tokyo come domestica, l’arrivo in una splendida casa dal tetto rosso e la convivenza con i coniugi Masaki, stringendo un legame profondo con la signora Tokiko. Quell’equilibrio fragile, fatto di quotidianità e piccoli affetti, viene lentamente incrinato dall’avanzare della guerra e da una “debolezza” della signora Tokiko, un evento che segnerà profondamente il destino emotivo di Taki e che resterà come un nodo irrisolto nella sua coscienza.
Impressioni
Il film colpisce per la delicatezza con cui affronta il racconto di una vita giunta alla sua conclusione. Taki è una donna anziana, carica di sensi di colpa per un gesto apparentemente innocuo, ma nato da un sentimento puro e sincero. Ed è proprio questa sua emotività, tra amore, rimpianto e silenzio, che rende The Little House così toccante. Ancora una volta Yoji Yamada centra il cuore dello spettatore, costruendo una vicenda familiare che attraversa cinquant’anni di storia giapponese senza mai risultare pesante o didascalica. Il film mostra come i legami affettivi non si dissolvano con il tempo, ma si trasformino in ricordi struggenti, capaci di riaffiorare anche quando tutto sembra ormai concluso. Durante la visione ho ripensato spesso al libro Il peso dei ricordi, letto questa estate, per le forti affinità tematiche. Storie che parlano di memoria, rimpianto e amore silenzioso, capaci di riempire gli occhi di una lacrima velata, quasi crepuscolare. Da segnalare anche la presenza di attori già visti in altre opere di Yamada-san, come Tokyo Family e Kyoto Story, un elemento che rafforza quella sensazione di continuità emotiva che attraversa tutta la sua filmografia.
Conclusione
The Little House è un film intimo, elegante e profondamente umano. Un racconto fatto di piccoli gesti, parole non dette e sentimenti custoditi troppo a lungo, una di quelle opere che non cercano il colpo di scena, ma che restano dentro proprio per la loro semplicità e sincerità. Una vera chicca, da scoprire e da ricordare. Consigliatissimo.
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Revisione della recensione: 24-01-2026.
