Presagio triste


  • TITOLO ORIGINALE: KANASHII YOKAN;
  • SCRITTO DA: BANANA YOSHIMOTO;
  • ANNO DI PUBBLICAZIONE IN ITALIA: 2003;
  • ANNO DI PUBBLICAZIONE IN GIAPPONE: 1988;
  • EDITO IN ITALIA DA: FELTRINELLI;
  • VOTO: 7,5.

Banana Yoshimoto costruisce ancora una volta una storia fatta di silenzi, percezioni e misteri interiori, in quel suo stile delicato che sa parlare di dolore senza mai alzare la voce.

Trama

Yayoi ha diciannove anni e vive in quella che lei stessa percepisce come una “famiglia felice della classe media, uscita da un film di Spielberg”. La sua esistenza, almeno in apparenza, è armoniosa e protetta. Ma qualcosa la turba profondamente. Da una parte c’è la sua sensibilità paranormale, che la porta a percepire presenze invisibili, come se il mondo attorno a lei fosse popolato da ombre silenziose. Dall’altra, un vuoto inspiegabile nella memoria, gli anni dell’infanzia sono stranamente cancellati, come se qualcuno li avesse rimossi. A tutto questo si aggiunge il rapporto con Tetsuo, un legame che sembra andare oltre il semplice affetto fraterno, sfiorando territori emotivi più complessi e confusi. Il presagio che aleggia sulla vita di Yayoi sembra trovare un possibile punto di svolta in una casa completamente diversa dalla sua, così buia, trascurata, con il giardino sempre in disordine e il telefono che squilla senza risposta. Qui vive sua zia, una donna di trent’anni, insegnante di musica, bella ma trascurata, avvolta da una malinconia costante.

Impressioni

Quello che colpisce subito di Presagio Triste è l’atmosfera. Banana Yoshimoto riesce, con poche “pennellate”, a creare un mondo sospeso tra quotidianità e inquietudine, dove ogni dettaglio apparentemente normale nasconde qualcosa di irrisolto. La casa perfetta di Yayoi non trasmette serenità, ma una sorta di immobilità artificiale, mentre quella disordinata della zia, pur cupa, sembra più vera, più umana. È come se l’autrice giocasse continuamente sul contrasto tra superficie e profondità emotiva. Yayoi è un personaggio fragile, sensibile, sempre in bilico tra ciò che vede e ciò che percepisce. Il tema della memoria cancellata, delle presenze invisibili e dei legami affettivi ambigui si intreccia con quella malinconia tipica della Yoshimoto, capace di essere dolce e dolorosa allo stesso tempo. Qui si ritrovano chiaramente le sensazioni che hanno reso celebre l’autrice come la solitudine che non fa rumore, il mistero che non ha bisogno di spiegazioni esplicite, la ricerca di qualcosa che manca dentro di noi. Non a caso il richiamo allo stile di Kitchen è più che evidente, sia nella delicatezza della scrittura sia nel modo in cui il dolore viene raccontato con semplicità.

Conclusione

Presagio Triste è una storia breve, ma intensa, che scava nelle crepe della normalità per far emergere paure, segreti e desideri inespressi. Banana Yoshimoto, sempre in stato di grazia, costruisce un racconto fatto di atmosfere più che di eventi, dove ogni silenzio pesa quanto una parola. È una lettura che non cerca risposte nette, ma invita a sentire, a percepire quel presagio che accompagna Yayoi lungo il suo cammino. Consigliato.

Revisione della recensione: 17-11-2019.