- TITOLO ORIGINALE: MIRAI NO MIRAI;
- REGIA: MAMORU HOSODA;
- CAST: N.D.;
- DURATA: 100 MINUTI;
- ANNO: 2018;
- GENERE: DRAMMATICO;
- VOTO: 8.
Nei cinema italiani, a ottobre 2018, è arrivato Mirai, il nuovo lavoro, per non dire l’ennesimo piccolo gioiellino, di Mamoru Hosoda. Il titolo significa letteralmente “futuro” e, conoscendo la filmografia del regista, da La Ragazza che Saltava nel Tempo a Wolf Children fino a Summer Wars, le mie aspettative erano altissime, e devo ammettere che ero davvero elettrizzato all’idea di vederlo. Il risultato? Sono uscito dalla sala estasiato. Hosoda colpisce ancora una volta nel segno, arrivando dritto al cuore, ma stavolta con una leggerezza nuova, fatta di dolcezza, ironia e un sorprendente realismo quotidiano.
Trama
La storia segue Kun, un bambino di circa quattro anni che vede arrivare in casa una sorellina, Mirai. All’inizio è incuriosito, ma ben presto si accorge che le attenzioni dei genitori non sono più rivolte soltanto a lui e da qui nasce una gelosia intensa, naturale per la sua età, che lo porta a vivere veri e propri “attacchi” emotivi. È proprio durante questi momenti che la casa sembra trasformarsi in un mondo parallelo, un luogo magico dove Kun incontra il suo cane con sembianze umane e persino una Mirai proveniente dal futuro. Attraverso queste piccole avventure surreali, il bambino inizia un percorso di crescita, comprendendo lentamente che il mondo non ruota intorno a lui e che l’amore dei genitori non si divide, ma si moltiplica.
Impressioni
Mirai è una storia che si apre con la quotidianità, ma si espande grazie a una fantasia che non è mai fine a sé stessa. Le “fughe” di Kun nei mondi paralleli sembrano nascere dalla sua immaginazione, forse da un potere magico, forse dall’albero al centro della casa, quasi fosse un portale, ma più che cercare spiegazioni logiche, il film ci invita a vedere tutto attraverso gli occhi puri e immediati di un bambino, un mondo senza pregiudizi, dove il confine tra realtà e immaginazione è tenue e naturale. Hosoda utilizza questo spunto semplice per raccontare i sentimenti di Kun, come la gelosia, la frustrazione, la paura di perdere l’amore dei genitori, che sono quelli di tanti fratelli maggiori che hanno provato. E il modo in cui il film li mette in scena, tra magia e intimità domestica, è una delle sue qualità più affascinanti e questo è uno degli elementi che ho più apprezzato. Nonostante la delicatezza della trama, il film non è mai pesante, anzi, è ricco di momenti leggeri, teneri e perfino divertenti, mantenendo sempre un tono scanzonato che lo rende estremamente accessibile. Rispetto a Wolf Children, qui non ci sono lacrime a fiumi, ma l’intensità emotiva c’è eccome, solo declinata con più dolcezza.
Ho trovato molto interessante anche ciò che Hosoda ha dichiarato sull’opera, e che riporto grazie a Wikipedia Italia:
“C’è un filo comune nei temi dei miei film: La ragazza che saltava nel tempo era sulla giovinezza, Summer Wars era sulla famiglia, Wolf Children era sulla maternità, The Boy and the Beast era sulla paternità, e il mio nuovo film è sul rapporto tra fratelli e sorelle. Mirai parla di un bambino che sta provando a reclamare l’amore dei genitori.”
Parole che racchiudono perfettamente l’essenza del film.
Una piccola chicca dei due giorni dell’uscita italiana è stato l’opuscolo regalato al pubblico. Al suo interno la sinossi, le ispirazioni e immagini splendide tratte dal film. Nota dolente, almeno nel mio cinema, il prezzo del biglietto maggiorato per via dell’evento speciale, nulla di grave, ma fa storcere un po’ il naso.
Conclusione
Mirai è un piccolo gioiello dell’animazione moderna, leggero, affettuoso, pieno di buoni sentimenti e raccontato con una sincerità che scalda il cuore. Mamoru Hosoda costruisce una storia semplice, ma profondissima. Senza dubbio uno dei suoi lavori più limpidi, emozionanti e umani del regista. Consigliatissimo.
Il webmaster manuenghel © 2018-2025
Revisione della recensione: 16-11-2025.
Queste piccole cose si sono sommate l’una con l’altra e hanno permesso a noi di essere quello che siamo ora.
Dal film Mirai di Mamoru Hosoda.
