Mirai

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MIRAI NO MIRAI

Nei cinema italiani è uscito a Ottobre il nuovo lavoro, per non dire capolavoro, di Mamoru Hosoda intitolato Mirai, che tradotto letteralmente significa “futuro“. Il noto regista giapponese è già conosciuto per altre opere di grande prestigio come “La Ragazza che Saltava nel Tempo“,”Wolf Children” e “Summer Wars“, quindi la mia aspettativa era altissima e sinceramente ero elettrizzato nel volerlo vedere. E alla fine secondo voi qual’è stata la mia opinione? Bé, devo scriverlo? Letteralmente estasiato! Anche in questa volta Mamoru Hosoda ha centrato il colpo, colpendomi dritto dritto al cuore, ma questa volta con molta leggerezza, simpatia e tanto realismo. La storia parla di Kun, un bambino di circa 4 anni che si ritrova in casa una sorellina di nome Mirai. All’inizio è incuriosito, ma poi si rende subito conto che ora le attenzioni dei genitori non sono solo per lui, ma anche per la più piccina e questo lo rende molto geloso. Nei suoi “attacchi” di gelosia però, come per magia, si ritrova in un altro mondo all’interno di casa sua, dove incontra il suo cane con le fattezze di un uomo e persino Mirai del futuro. Kun inizia così a vivere un momento importante della sua vita, incomincia a comprendere, nonostante la sua giovanissima età, che il mondo non ruota intorno a lui e che l’amore dei propri genitori non si è diviso tra lui e Mirai.

E’ con questa trama Mamoru Hosoda ha messo alla luce una realtà quotidiana attraverso gli occhi semplici di un bambino. Con il film Mirai si possono intravedere quei sentimenti comuni che si hanno nei confronti del fratello/sorella più piccoli, quando il proprio mondo fatto di attenzioni e amore viene condiviso. Curiosa l’idea di far vivere piccole avventure a Kun attraverso un mondo parallelo, come se avesse un potere magico che gli fa vivere momenti incredibili, forse grazie alla sua fantasia, forse grazie all’albero al centro della casa, ma in questo modo possiamo vivere il passaggio da semplice “bambino piccolo” di Kun a “bambino“, una piccola evoluzione, un gradino superato per poi diventare il Kun adulto del futuro. Detto ciò può sembrare Mirai un film difficile, ma in realtà il trucco è stato proprio nel far vivere questi sentimenti ad un bambino di quattro anni, quindi ha fatto vedere quello che vivono i bambini, che non hanno pregiudizi e imprinting di varia natura, ma bensì per loro tutto è più semplice di un adulto.

Quindi per concludere, Mirai è un piccolo gioiello dell’animazione, pieno di buoni sentimenti, leggero e scanzonato, ma con una morale forte e intensa. Forse non sgorgano lacrime a fiumi come in Wolf Children, ma Mirai è un capolavoro fatto di tanti sentimenti. Grazie a Wikipedia Italia ho potuto leggere un’affermazione del regista che vi riporto:

“C’è un filo comune nei temi dei miei film: La ragazza che saltava nel tempo era sulla giovinezza, Summer Wars era sulla famiglia, Wolf Children era sulla maternità, The Boy and the Beast era sulla paternità, e il mio nuovo film è sul rapporto tra fratelli e sorelle. Mirai parla di un bambino che sta provando a reclamare l’amore dei genitori”

Una chicca per i due giorni che hanno trasmesso il film nei cinema italiani è stata quello di regalare un piccolo opuscolo del film, con all’interno la sinossi del film, le ispirazioni per realizzare Mirai e bellissime immagini. La nota dolente, se così si può definire, invece è stato il fatto che nel mio cinema hanno fatto pagare di più il biglietto rispetto alla norma, per via dell’evento esclusivo.

TITOLO ORIGINALE: MIRAI NO MIRAI; REGIA: MAMORU HOSODA; CAST: N.D.; DURATA: 100 MINUTI; ANNO: 2018; GENERE: ANIMAZIONE.