- TITOLO ORIGINALE: DANSU DANSU DANSU;
- SCRITTO DA: HARUKI MURAKAMI;
- ANNO DI PUBBLICAZIONE IN GIAPPONE: 1988;
- ANNO DI PUBBLICAZIONE IN ITALIA: 1998;
- EDITO DA: EINAUDI;
- VOTO: 8.
In un mondo dove la realtà si fa liquida e i ricordi sembrano frammenti sfocati di un sogno, Dance Dance Dance è il viaggio onirico e malinconico di un uomo alla ricerca di un senso. È uno dei romanzi più curiosi di Haruki Murakami, capace di fondere malinconia urbana, mistero esistenziale e quella vena musicale che attraversa ogni sua pagina. Un racconto che ondeggia tra il reale e il surreale, come un lento ballo sotto le luci soffuse di un mondo in disfacimento.
Trama
Siamo nel 1983. Il protagonista è un giornalista freelance senza nome che sente un richiamo inspiegabile che lo spinge a tornare al Dolphin Hotel di Sapporo, un luogo legato a un passato che non riesce a dimenticare. Ma il vecchio albergo è scomparso, sostituito da un moderno grattacielo privo di anima. Da qui si dipana una storia misteriosa e surreale, che lo conduce a incontrare una serie di personaggi enigmatici, come una ragazzina prodigio e silenziosa, una donna sfuggente, un vecchio amico diventato attore famoso, un poeta con un braccio solo e una receptionist ansiosa. L’uomo si muove tra Tokyo, Sapporo e perfino Honolulu, guidato da un bisogno di comprendere il vuoto che lo avvolge. Al centro di tutto c’è un senso di perdita, una connessione invisibile tra i destini dei personaggi, e un ritmo da seguire: la danza della vita, da continuare nonostante tutto.
Impressioni
Dance Dance Dance è uno dei romanzi più “fluttuanti” e stratificati di Murakami. Meno narrativamente denso, ma forse più meditativo, intimo, esistenziale. Leggerlo è come vagare in una città notturna, con la pioggia che cade lenta e la musica che arriva da una finestra aperta. La cosa che più colpisce è il tono malinconico, ma non disperato, rarefatto, ma non distaccato. Il protagonista, che sembra vivere ai margini del mondo, non si arrende, continua a muoversi, a “danzare”, appunto, come se quel movimento fosse l’unico modo per non essere risucchiati dal vuoto. La scrittura è evocativa, cinematografica, e i riferimenti musicali anni ’80 creano un’atmosfera unica e nostalgica. I personaggi sono incredibilmente caratterizzati, come la ragazzina geniale, il bellone inquieto, la donna perduta, e Murakami riesce a dar loro profondità, facendoli apparire come frammenti di una realtà sfuggente, parte di un disegno più grande. Non tutto viene spiegato ed è proprio questo senso di mistero a rendere il romanzo così affascinante.
Conclusione
Dance Dance Dance non è un romanzo che ti dà risposte, ma uno di quelli che ti accompagna nel buio con una musica di sottofondo. È una lettura che si vive con il cuore più che con la mente, capace di parlare direttamente a chi si è sentito, almeno una volta, smarrito nel mondo. Consigliato.
Revisione della recensione: 05-05-2019.
