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Il riccio

In uIn uno stabile di Parigi vivono delle facoltose famiglie e tra queste c’è quella di Paloma, piccola ragazza molto intelligente per la sua età che conosce meglio l’animo umano più di chiunque altro, parla sommariamente il giapponese ed ha un obbiettivo, suicidarsi in una precisa data. Nello stesso stabile vive la portinaia, madame Renèe donna in carne, rozza, sempliciotta e, come dice lei stessa, delle volte ha un alito come un mammut, ma sotto queste spoglie si erge una donna colta che legge tutti i tipi di libri, dai filosofici ai sentimentali, apprezza ed ammira la cultura giapponese e conosce la vecchia cinematografia del sol levante, ma tutto all’oscuro dei condomini, proprio come un riccio che fuori è pieno di spine, ma dentro invece. . . Un giorno però arriva un nuovo inquilino, il Sig.r Ozu, che a dispetto di tutti gli altri inquilini che ignorano la presenza di Renèe, intravede una strana luce negli occhi della donna ed insieme a Paloma inizia la scoperta di una persona fantastica.

Premetto che questo film è francese, ma ho voluto realizzare la sua recensione non solo perché c’è come attore Togo Igawa, ma anche perché è un film dal sapore orientale, impermeato dal sapore giapponese. Il film è tratto dal bellissimo libro “L’eleganza del riccio” e cerca di trasportare l’essenza di un libro che giudico filosofico e molto difficile da leggere e devo dire che la trasposizione è stata eccellente a parte una cosa, la figura di Renèe, che nel film è molto triste e malinconica, ma in realtà nel libro non è così, di certo non ha avuto una infanzia felice però nel suo comportarsi “da riccio” ne trova gioia e ilarità, ma nel film tutto questo non c’è, peccato. Geniale la trovata dove Paloma nel film usa una cinepresa per riprendere la sua vita prima del suo “suicidio” che però non esiste nel libro dove la bambina parla e medita sul mondo, sulla sua famiglia, sui gatti e su se stessa e l’idea della telecamera nel film ne aiuta a comprendere i suoi pensieri. Credetemi se vi scrivo che è un film bello, intenso e malinconico che rapisce il cuore, personalmente è il primo film francese che mi ha rapito così tanto il cuore. Tra l’altro è un lungometraggio adatto anche a chi non ha letto il libro, anzi consiglio la visione prima del film e poi del libro, forse si riesce a leggere con più facilità.

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Valutazione
TRAMA: 9 (introspettiva e toccante)
PERSONAGGI: 7 (una copia non corretta del libro)
RECITAZIONE: 8 (buona e abbraccia la recitazione francese appieno)
DURATA: 9 (perfetta)
REGIA: 7 (bravo, anche se le riprese con la videocamera a volte danno fastidio)
MUSICHE: 8 (toccante)
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La frase
Madame Michel mi fa pensare ad un riccio, una vera fortezza, ma ho l’impressione che all’interno, sia raffinata come quelle bestioline falsamente insolenti.