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L’ultimo samurai

Siamo nel 1876, il Giappone ha iniziato la sua politica di modernizzazione, contattando le più grandi potenze del mondo per acquisire tecnologie, specialisti e …. armi. Questo cambiamento però provoca una frattura tra un consigliere e maestro dell’imperatore ed il governo del Giappione. Katsumoto Miritsuki è stato un maestro fidato dell’imperatore, ma da quando il Giappone ha creato un governo ed ha iniziato la sua evoluzione occidentale ha deciso di diventare una specie di fuorilegge e combattere questo governo, per lui corrotto. Omura che é a capo del consiglio direttivo del Giappone, decide di assumere americani valorosi per addestrare il neo-nato esercito giapponese, così può contrastare il suo nemico ribelle e continuare la sua opera di arricchimento grazie agli “intrallazzi” intergovernativi di approvvigionamento delle armi per il proprio paese. Arriva così in Giappone il capitano Natan Halgrait, veterano di guerra, aveva come comandante in generale Custer, ed era stato protagonista e spettatore dello sterminio di indiani in America. Ormai alcolizzato e tendente quasi al suicidio per il rimorso di aver ucciso molte persone innocenti, decide di partire per il Sol Levante con la scusa di prendere 500 dollari al mese contro i 25 a settimana dati dal suo momentaneo lavoro. Purtroppo la storia si ripete per il tormentato Natan, infatti durante l’addestramento viene incaricato di andare a combattere i ribelli, il problema sta che i soldati giapponesi non sono ancora pronti. Sconfitti, Natan si trova da solo contro cinque samurai, combatte fino alla sua quasi morte uccidendo il fratello di Katsumoto. Ad un passo dalla morte, Katsumoto lo grazia e lo prende come prigioniero fino alla fine dell’inverno per poi ridarlo alle autorità. Durante questa prigionia i due valorosi guerrieri si conoscono, imparando l’uno dall’altro. Il capitano Natan scopre l’umiltà e la devozione, vedendo con i propri occhi, dela vita del samurai (parola che vuol dire servire) nel paese dei ribelli. Conosce anche la moglie del samurai che aveva ucciso, che incredibilmente lo ospita in casa propria. Tutto questo apre gli occhi ad un uomo distrutto che imparando riscopre la vita, “allora vengo in questo luogo insieme ai miei antenati e mi torna un pensiero che, come questi germogli, stiamo tutti morendo. Riconoscere la vita in ogni respiro, in ogni tazza di thé ed in ogni vita che togliamo. Questa è la via del guerriero”. Purtroppo però la pace viene spezzata. L’inverno finisce, Katsumoto viene preso prigioniero dalle autorità giapponesi, il mondo dei samurai sta finendo ed al Capitano Natan non gli rimane che aiutare quel mondo ormai scomparso, salvando Katsumoto, addestrando i samurai a morire per il proprio onore, per il proprio Imperatore che a detta dello stesso Katsumoto è accecato dalle bugie di Omura, fino all’epilogo finale.

Che film! Bellissimo. Praticamente è quasi un “Balla coi lupi” giapponese. Tom Cruise è perfetto nella parte del tormentato Capitano americano, Ken Watanabe superlativo nell’interpretare il samurai Katsumoto, doppiato ottimamente in italiano, con quello strano accento. In pratica vediamo nascere il nuovo Giappone sulle ceneri del vecchio Giappone feudale dei samurai. Tantissimi spunti sono presi dalla storia vera del mio amato paese del Sol Levante, anche se ovviamente la storia poi prende una trama “fantastica”. Particolarissima e struggente l’arrivo di Natan come prigioniero nel villaggio dei ribelli. Viene accolto con totale indifferenza, lotta contro un samurai, orgoglioso e per niente contento di non aver ucciso il capitano durante la battaglia. Ma dopo quest’inizio difficile Natan fa conoscenza con questo mondo, umile, devoto alle più antiche tradizioni, ogni cosa ha un suo gesto, movimento, nulla è lasciato al caso. L’ideale di Katsumoto che si ritiene un difensore dell’Imperatore e non un ribelle appassiona Natan e assistiamo all’evolversi di un’amicizia tra due persone quasi identiche. Io mi sono commosso per tutta la durata del film, momenti struggenti che ogni tanto mi hanno quasi tolto il fiato, per non parlare della battaglia finale e dell’incontro tra Natan e l’Imperatore. Rivedendolo continuo a rimanere stupefatto dai paesaggi giapponesi, una perfetta ricostruzione del Giappone di fine secolo. Una grande produzione, con ottimi attori nonostante Tom che non mi risulta molto simpatico, ma questa è un’altra storia. Consigliatissimo.

DEDICO QUESTA RECENSIONE A NAOKOCHAN.

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Valutazione
TRAMA: 9 (epico e struggente)
PERSONAGGI: 9 (spessore e caratterizzazione ottimi)
RECITAZIONE: 9 (attori eccezionali)
DURATA: 8 (sembra quasi infinito, ma senza annoiare)
REGIA: 9 (riprese uniche, primi piani da togliere il fiato)
MUSICHE: 9 (un’ulteriore nota di merito per questo film)
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Il fiore perfetto è una cosa rara.
Se si trascorresse la vita a cercarne uno, non sarebbe una vita sprecata.