- TITOLO ORIGINALE: DEATH NOTE;
- REGIA: ADAM WINGARD;
- CAST: NAT WOLF, MARGARET QUALLEY, KEITH STANFIELD, SHEA WHINGHAM,WILLEM DAFOE;
- DURATA: 101minuti;
- ANNO: 2017;
- GENERE: THRILLER;
- VOTO: 6.
E così, approfittando nel mese gratuito offerto da Netflix per i nuovi abbonati, ho visto il famosissimo Death Note versione americana.
Trama
Un misterioso quaderno cade dal cielo nelle mani di uno studente, Light Turner. Si tratta del Death Note, un oggetto sovrannaturale che permette di uccidere qualsiasi persona scrivendo il suo nome tra le sue pagine, a patto di conoscerne il volto. Spinto da un senso distorto di giustizia, Light decide di usarlo per eliminare criminali e creare un mondo “migliore”. Ma sulle sue tracce arriva L, un investigatore geniale e inquietante, deciso a smascherarlo. Un duello psicologico tra due menti opposte si innesca, mentre nell’ombra si aggira Ryuk, lo shinigami proprietario del quaderno.
Impressioni
Prima analisi: il film visto senza conoscere l’opera originale
Appena uscito, questo film ha fatto molto discutere, con critiche feroci da ogni parte. Anche io, inizialmente, sono rimasto perplesso, ma ho deciso di fare un esercizio di onestà e mettermi nei panni di chi non conosce Death Note e analizzare il film come un’opera a sé stante. Il risultato? Mi dispiace scriverlo, ma un film mediocre, che non riesce a coinvolgere fino in fondo. La caratterizzazione dei personaggi è debole e spesso incoerente, come Light Turner, che parte come un nerd impaurito e poi diventa improvvisamente uno spietato manipolatore, senza alcun percorso credibile e il tutto peggiora quando rivela subito il segreto del quaderno alla prima cheerleader che incontra. L è forse l’unico personaggio che, in parte, funziona, perché parte in modo promettente, freddo e cerebrale, ma poi anche lui perde consistenza e diventa un vendicatore impazzito. La storia prova a seguire una linea narrativa logica, e in parte ci riesce, ma lascia troppi vuoti. Il personaggio di Ryuk è affascinante, ma resta in disparte e fa da burattinaio senza spiegazioni per poi scomparire.
Il finale, per quanto forzato e hollywoodiano, ha qualche spunto interessante e tenta di dare un colpo di coda all’intera trama, ma non basta. Il mio giudizio, visto così, è appena sufficiente.
Seconda analisi: il confronto con l’anime e il manga
Ed è qui che le cose si fanno amare. Confrontando questa versione con l’originale di Takeshi Obata e Tsugumi Oba, il film viene completamente demolito. Per esempio Light Yagami nel manga/anime è un personaggio brillante, cinico, complesso, carismatico e terribilmente lucido, ma nel film diventa un ragazzo insicuro, reattivo e facilmente manipolabile, praticamente il contrario. L nell’anime è un vero genio, un’icona del pensiero razionale e dell’intuizione, mentre qui parte bene, ma poi implode. Ryuk nel manga è un osservatore divertito e neutrale, ma nel film è quasi un’entità maligna e manipolatrice, ma senza coerenza. La trama stessa, pur partendo dal quaderno come elemento centrale, perde tutti gli snodi narrativi complessi e psicologici che hanno reso Death Note un capolavoro. Insomma, per chi ha amato Death Note nella sua versione originale, questo film è un’occasione sprecata, una reinterpretazione che tradisce quasi ogni aspetto fondante dell’opera.
Le altre mie recensioni su Death Note Live Action 1 e Death Note Anime.
Conclusione
Questa versione di Death Note fa venire in mente la parola “peccato“, un film che non è riuscito a mantenere intatto lo spirito dell’opera originale.
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Revisione della recensione: 01-06-2025.
