After life


  • TITOLO ORIGINALE: WANDAFURU RAIFU;
  • REGIA: HIROKAZU KORE-EDA;
  • CAST: ARATA; TAKETOSHI NAITO; ERIKA HODA; SUSUMU TERAJIMA;
  • DURATA: 120MINUTI;
  • ANNO: 1998;
  • GENERE: DRAMMATICO;
  • VOTO: 9.

Ci sono film che raccontano una storia e altri che riescono a farti riflettere sulla vita. After Life, diretto da Hirokazu Kore-eda, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. È un’opera delicata, poetica e profondamente umana, capace di affrontare uno dei temi più difficili, la morte, con una sensibilità davvero rara. Un film che, terminata la visione, lascia dentro una malinconia dolce e un’infinità di domande.

Trama

Quando una persona muore il suo spirito non raggiunge immediatamente il Paradiso. Prima attraversa una sorta di limbo, un luogo sospeso tra la vita e la morte rappresentato da una vecchia scuola immersa in un grande giardino, un ambiente silenzioso e fuori dal tempo. Ogni anima che arriva viene accolta dal personale della struttura e affidata a un tutor che l’accompagnerà per alcuni giorni. Il compito di questi “insegnanti” è uno solo, aiutare il nuovo arrivato a trovare il ricordo più bello della propria esistenza, quello che lo accompagnerà per tutta l’eternità. Durante questi giorni gli spiriti ripercorrono la propria vita, aiutati anche da enormi archivi di videocassette che custodiscono ogni singolo momento della loro esistenza. Attraverso questi ricordi riaffiorano gioie, dolori, rimpianti e piccoli istanti apparentemente insignificanti, fino ad arrivare alla difficile scelta del ricordo definitivo. Una volta presa la decisione, entra in scena uno staff cinematografico che ricostruisce quel momento come fosse un vero set cinematografico. Con scenografie artigianali, oggetti di scena, effetti speciali e tanta fantasia, il ricordo viene trasformato in un piccolo film. Al termine della settimana ogni spirito viene accompagnato in una sala di proiezione. Seduto davanti allo schermo osserva per l’ultima volta il proprio ricordo più prezioso e, come per magia, scompare, forse diretto verso il Paradiso, portando con sé soltanto quell’unico frammento della propria vita. Ma cosa accade a chi non riesce a scegliere? E cosa succede quando un tutor si ritrova improvvisamente davanti al suo passato?

Impressioni

After Life è stata una scoperta meravigliosa. È uno di quei film che non cercano mai di stupire con grandi colpi di scena, ma preferiscono parlare direttamente al cuore dello spettatore. Al termine della visione rimane addosso una sensazione difficile da descrivere, un misto di malinconia, serenità e vuoto che continua ad accompagnarti anche nei giorni successivi. Ho visto il film in lingua originale e credo che questa scelta abbia reso l’esperienza ancora più intensa. Ascoltare il giapponese, accompagnato soltanto dai sottotitoli, contribuisce ad aumentare il realismo e la delicatezza delle interpretazioni. L’ambientazione è uno degli aspetti che mi ha colpito maggiormente. Questa vecchia scuola, quasi abbandonata, circondata da un grande giardino in pieno inverno, sembra davvero appartenere a una dimensione sospesa tra il mondo terreno e quello ultraterreno. Ogni lunedì arrivano nuovi spiriti inconsapevoli di ciò che sta accadendo e vengono accolti con naturalezza dal preside della struttura, che spiega loro il semplice, ma difficile, compito che li attende. L’idea di trasformare il ricordo scelto in un vero e proprio film è semplicemente geniale. Rimane impressa la semplicità con cui vengono ricostruite le scene. Bastano pochi oggetti, un ventilatore, qualche comparsa e tanta immaginazione per riportare in vita un momento che per qualcuno vale un’intera esistenza. C’è qualcosa di profondamente poetico in questa scelta narrativa, quasi a voler ricordare che la forza di un ricordo non dipende dalla perfezione della sua rappresentazione, ma dalle emozioni che riesce ancora a trasmettere.

Più il film andava avanti e più mi sono ritrovato a pormi una domanda: quale ricordo sceglierei io? Sinceramente credo che non ci riuscirei. L’idea di dover conservare un solo istante della mia vita mi mette quasi a disagio. Non riuscirei mai a rinunciare a tutto il resto. Ogni esperienza, anche quella più dolorosa, ha contribuito a costruire la persona che sono oggi. Ripenso ai momenti più difficili della mia vita e, nonostante la sofferenza, li ricordo con malinconia, perché fanno parte di me. Non cambierei quei momenti con nulla al mondo. E poi ci sono tutti gli altri ricordi. Gli affetti familiari, gli amori, le giornate con il cielo limpido e il vento che soffiava leggero, il mio cane che mi guardava felice, la neve, le piccole emozioni quotidiane che spesso sembrano insignificanti, ma che, col tempo, diventano parte della nostra identità.

Vorrei ricordare tutto…ogni singolo istante…e oltre.

Conclusione

After Life è un film profondamente diverso da qualsiasi altra opera dedicata al tema della morte. Hirokazu Kore-eda costruisce una storia delicata, intima e ricca di umanità, capace di trasformare il ricordo nel bene più prezioso che una persona possa possedere. Non è un film che cerca risposte definitive, ma invita lo spettatore a guardarsi dentro e a riflettere sul valore della propria vita e dei propri ricordi. È un’opera che emoziona con semplicità, senza effetti spettacolari, facendo leva soltanto sui sentimenti e sulla straordinaria naturalezza dei suoi personaggi. Per quanto mi riguarda rimane il mio film preferito di Hirokazu Kore-eda. Un’opera che ogni volta riesce a lasciarmi qualcosa di nuovo e che continua a farmi riflettere molto tempo dopo la parola fine.

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Revisione della recensione: 28-06-2026.

All’epoca cercai disperatamente un ricordo dentro di me. Ora, 50 anni dopo, ho capito che facevo parte della felicità di un’altra persona. Che scoperta meravigliosa!

dal film After Life di Hirokazu Kore-Eda.