Suzume


  • TITOLO ORIGINALE: SUZUME NO TOJIMARI;
  • REGIA: MAKOTO SHINKAI;
  • DURATA: 122MINUTI;
  • ANNO: 2022;
  • GENERE: DRAMMATICO, FANTASTICO;
  • VOTO: 8.

Era da tempo che volevo vedere Suzume e finalmente è arrivato il momento giusto. Da estimatore di Makoto Shinkai, autore di opere che ho amato come Your Name e Weathering with You per citarne alcuni, avevo voglia di ritrovare quella magia narrativa ed estetica che lo contraddistingue. E posso dirlo subito, Suzume mi ha colpito, anche se non nel modo che mi aspettavo all’inizio.

Trama

Suzume è una ragazza che vive in una tranquilla cittadina. Un giorno incontra Sota, un giovane misterioso alla ricerca di una “porta” abbandonata nei dintorni. Incuriosita dalla richiesta, Suzume lo indirizza verso un vecchio paese disabitato, ma qualcosa dentro di lei la spinge a seguirlo. Nel villaggio abbandonato scopre una porta isolata in mezzo alle rovine, con accanto una strana pietra. Spinta dalla curiosità la apre e dall’altra parte intravede un paesaggio sconfinato e affascinante, quasi irreale. Non riesce però ad attraversarla. Poco dopo, la pietra si trasforma in un enigmatico gatto bianco che fugge via. Da quel momento la realtà cambia. Dal luogo abbandonato si solleva una gigantesca entità simile a un verme, visibile solo a Suzume e Sota, pronta a emergere dalla porta e a provocare distruzione. Sota si rivela essere un “closer”, qualcuno incaricato di sigillare queste porte per impedire che il disastro si manifesti sotto forma di terremoti. Inizia così un viaggio attraverso il Giappone, alla ricerca del gatto e delle porte da chiudere. Un percorso che diventa non solo un’avventura fantastica, ma anche un confronto con il passato e con ferite ancora aperte.

Impressioni

La prima parte del film mi ha lasciato spiazzato, perché la narrazione parte subito, senza spiegazioni preliminari, come se fossimo entrati in una storia già iniziata. Per quasi metà film ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a un racconto caotico, con informazioni accennate, ma non approfondite. Confesso che in quel momento ero un po’ spiazzato. Poi, però, qualcosa cambia. Nella seconda parte emerge con forza la cifra emotiva di Shinkai. Il viaggio di Suzume diventa più profondo, più consapevole, e il film si trasforma in qualcosa di molto più grande di una semplice lotta contro un’entità soprannaturale. Sullo sfondo c’è il trauma del grande terremoto e tsunami del 2011. Le porte non sono solo varchi fantastici, ma simboli di luoghi feriti, di comunità spezzate, di dolori ancora vivi. Suzume stessa porta dentro di sé quel trauma, vissuto insieme alla zia durante il post-cataclisma. Shinkai, con la sua solita delicatezza, riesce a parlare di perdita e ricostruzione senza retorica, mostrando quanto quelle cicatrici siano ancora presenti nella memoria collettiva giapponese. Visivamente il film è straordinario. I paesaggi, le rovine, i cieli immensi, ogni inquadratura è curata nei minimi dettagli. I momenti di azione sono intensi, ma è nei silenzi e negli sguardi che Suzume trova la sua vera forza.

Conclusione

Suzume non è perfetto nella sua costruzione iniziale, ma diventa un film potente e toccante nella sua seconda metà. È un’opera che unisce fantasy, road movie e memoria storica, riuscendo a stringere il cuore e a ricordarci quanto sia difficile e necessario chiudere certe porte del passato. Makoto Shinkai firma ancora una volta un film capace di emozionare, e per chi, come me, ama il suo modo di raccontare, Suzume è un viaggio che vale la pena intraprendere. Consigliastissimo.

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dal film anime suzume di Makoto Shinkai.