Ritratto di famiglia con tempesta

Film

Ritratto di famiglia con tempesta

UMI YORI MO MADA FUKAKU

Ancora una volta, grazie ad AsianWorld, ho scoperto che su un canale del digitale terrestre  c’era in programmazione il gioiellino di Hirokazu Kore’eda intitolato Ritratto di Famiglia con tempesta. Ovviamente non me lo sono perso, visto che questo film era da qualche tempo che volevo vederlo. Le mie aspettative non sono state deluse, anzi, questo film mi ha fatto emozionare tantissimo perché come sempre fa il regista, la storia è molto realistica e ti fa entrare nella realtà giapponese con una dolce delicatezza. La storia parla di Ryota, un uomo che da giovane aveva vinto un premio letterario, in perenne conflitto con il padre e con un divorzio alle spalle. Ryota non vuole assolutamente assomigliare al padre, sempre senza soldi che si impegnava anche l’anima per poter racimolare qualche soldo per sé, però incredibilmente la sua vita gli sta sfuggendo completamente di mano, scoprendo che tutto sommato non è così diverso da lui. Durante l’arrivo di un tifone a Tokyo, Ryota cerca con uno stratagemma di portare a casa della madre sia suo figlio che sua moglie, cercando di riparare e ricominciare tutto daccapo con loro, cancellando il divorzio, o almeno sperando di cancellarlo…

La storia è molto semplice, proprio come il titolo è un Ritratto di famiglia con tempesta, visto che il punto focale del film poi si svolge durante un tifone a Tokyo. E’ durante questo tifone che molti nodi vengono al pettine, nodi di una vita difficile per ognuno dei personaggi presenti nel film. Kore’eda è stato anche qui delicato nel trattare i temi del divorzio, della povertà e anche della vecchiaia, però sempre con arguta intelligenza, cercando di non andare troppo nel drammatico, facendo diventare il film più leggero e piacevole nel guardarlo. La compianta Kirin Kiki, anche in questo film è stata sublime, è l’anello di congiunzione tra tutti i personaggi, un punto focale della storia. La sua interpretazione è stata perfetta a mio avviso, quando la rivedo in qualche film mi si stringe il cuore. Hiroshi Abe, che interpreta Ryota, è stato bravissimo, riesce a rendere l’idea del personaggio senza soldi e quasi in mezzo ad una strada, in questo film poi mi ha dato un senso di profondità del personaggio che mi ha stupito, visto che l’unico film che avevo visto dove c’era anche lui è stato Thermae Romae. Piccola nota, ho riconosciuto negli attori il bravo Sosuke Ikematsu, visto nel film L’Ultimo Samurai.

TITOLO ORIGINALE: UMI YORI MO MADA FUKAKU; REGIA: HIROKAZU KORE’EDA; CAST: HIROSHI ABE, KIRIN KIKI, YOKO MAKI, SOSUKE IKEMATSU; DURATA: 117minuti; ANNO: 2016; GENERE: DRAMMATICO.

La frase…

Che cosa volevi diventare da grande?

Non ci sono ancora arrivato, non importa

se non ce l’ho ancora fatta. Quello che conta è

vivere ogni giorno cercando di diventare quello che voglio essere.

 

Valutazione

TRAMA: 8 (una ottima introspezione in una famiglia qualsiasi)

PERSONAGGI: 7,5 (ognuno ben caratterizzati e inseriti nella storia)

RECITAZIONE: 7,5 (bravi tutti, le espressioni di Hiroshi Abe rispecchiano perfettamente il personaggio)

DURATA: 9 (perfetta, senza dilungazioni)

REGIA: 8 (Hirokazu Kore’eda è uno dei miei registi preferiti, e qui non si smentisce, bravissimo)

MUSICHE: 7 (diverse dal solito, ma cercano, in alcuni casi, di sdrammatizzare alcuni momenti)

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