Moshi Moshi


  • TITOLO ORIGINALE: MOSHI MOSHI SHIMOKITAZAWA;
  • SCRITTO DA: BANANA YOSHIMOTO;
  • ANNO DI PUBBLICAZIONE IN ITALIA: 1992;
  • ANNO DI PUBBLICAZIONE IN GIAPPONE: 1991;
  • EDITO IN ITALIA DA: NARRATORI FELTRINELLI;
  • VOTO: 8,5.

Moshi Moshi è un libro forte che parte da una frattura improvvisa e devastante nella vita della protagonista, un evento che lascia un vuoto difficile da nominare. E Yoshimoto, con la sua consueta delicatezza, non cerca di spiegare tutto, ma di accompagnare il lettore dentro quel silenzio.

Trama

Dopo la morte del padre, Yoshie decide di lasciare la casa di Meguro e trasferirsi in un piccolo, vecchio appartamento a Shimokitazawa, quartiere di Tokyo noto per le sue stradine chiuse al traffico, i ristoranti, i negozietti e l’anima alternativa che lo caratterizza, un tentativo di ricominciare. Yoshie spera che l’atmosfera vivace del quartiere possa aiutarla a superare il dolore e a trovare una nuova direzione nella sua vita. Shimokitazawa non è solo uno sfondo, ma una presenza viva, quasi un personaggio che respira insieme alla protagonista. Un giorno, però, sua madre si presenta all’improvviso alla porta con una Birkin di Hermès e qualche sacchetto. Inizia così una convivenza inattesa e bizzarra. Madre e figlia, entrambe colpite dallo stesso lutto, si ritrovano a condividere lo stesso spazio e lo stesso percorso di elaborazione. Attraverso piccoli gesti quotidiani, conversazioni, silenzi e momenti apparentemente insignificanti, le due donne affrontano verità dolorose e iniziano lentamente a intravedere piccoli spiragli di luce.

Impressioni

Moshi Moshi è, prima di tutto, un racconto di rinascita, non una rinascita rumorosa, ma silenziosa, costruita giorno dopo giorno. Ho apprezzato molto l’ambientazione di Shimokitazawa, descritta come un luogo capace di accogliere e sostenere. Yoshimoto riesce ancora una volta a rendere il quartiere parte integrante della narrazione, trasformandolo in un rifugio emotivo. Il cuore del romanzo resta però il rapporto tra madre e figlia. Una convivenza che nasce quasi per caso, ma che si rivela necessaria. Non ci sono grandi scene drammatiche, ma un lavoro lento e realistico sul dolore. E proprio questa misura rende il racconto autentico. La Birkin, i piccoli dettagli quotidiani, le passeggiate nel quartiere, tutto contribuisce a creare un’atmosfera sospesa tra malinconia e speranza. Yoshimoto non offre soluzioni facili, ma suggerisce che anche nel buio più fitto possono accendersi piccole felicità inattese.

Conclusione

Moshi Moshi è una favola delicata e struggente, la storia di una madre e di una figlia che imparano a respirare di nuovo dopo una perdita devastante. È un romanzo intimo, che parla di lutto senza urlarlo e di speranza senza idealizzarla. Una lettura che scorre lieve, ma che lascia un segno, ricordandoci che affrontare (rispondere) alla vita è già un primo passo verso la rinascita. Consigliatissimo.

Il webmaster manuenghel © 2012-2022

Revisione della recensione: 17-07-2022.

A volte era come se il fango che turbinava dentro di me, in profondità affiorasse in superficie solidificandosi.

dal libro Moshi Moshi di Banana Yoshimoto.