L’immortale


  • TITOLO: MUGEN NOJUNIN;
  • REGIA: TAKASHI MIIKE;
  • CAST: TAKUYA KIMURA, HANA SUGISAKI, SOTA FUKUSHI, ERIKA TODA, CHIAKI KURIYAMA;
  • DURATA: 140minuti; 
  • ANNO: 2017;
  • GENERE: AZIONE;
  • VOTO: 7,5.

Era da un po’ di tempo che avevo voglia di tornare a un film d’azione ambientato nel Giappone dei samurai, e L’immortale non solo non mi ha deluso, ma mi ha anche sorpreso. Come spesso mi succede, l’ho guardato senza leggere trame o recensioni, lasciandomi trasportare completamente dalla visione e ancora una volta mi sono ritrovato davanti a un’opera intensa, sanguigna e carica di atmosfera, firmata dal grande regista Takashi Miike.

Trama

Il protagonista è Manji, un samurai animato da forti ideali che viene tradito da un alto funzionario che considerava onesto. Nel tentativo di vendicarsi, però, compie un errore fatale, uccidendo accidentalmente il marito di sua sorella Machi, che perde completamente la ragione per il dolore. Diventato un ricercato, Manji fugge con lei, ma il destino si accanisce ancora una volta. Un giorno viene circondato da cento mercenari che uccidono Machi davanti ai suoi occhi. Accecato dall’ira e dalla disperazione, Manji li massacra tutti, ma cade a sua volta, ferito mortalmente. A salvarlo è una misteriosa anziana donna che gli dona l’immortalità inserendo nel suo corpo particolari “vermi”, creature che gli permettono di rigenerarsi e riattaccare arti perduti. Da quel momento Manji diventa un essere impossibile da uccidere. Cinquant’anni dopo, ormai isolato dal mondo, incontra Rin, una giovane ragazza che gli chiede aiuto dopo che il padre è stato ucciso dalla scuola di spadaccini Itto-Ryu e la madre rapita. Inizialmente riluttante, Manji accetta di accompagnarla in un viaggio di vendetta che li porterà ad affrontare una lunga serie di combattimenti sempre più violenti, fino allo scontro finale con l’organizzazione responsabile della tragedia.

Impressioni

A una prima occhiata, la trama potrebbe sembrare quella classica del samurai reietto che aiuta una giovane vittima in cerca di giustizia, ma qui entra in gioco lo stile di Takashi Miike, che per il centesimo film della sua carriera, ha deciso di adattare il manga L’immortale di Hiroaki Samura (opera che purtroppo non conosco). Da quello che si legge in giro, Miike è rimasto molto fedele al materiale originale, pur imprimendo la sua firma inconfondibile. Emblematica la sequenza iniziale in bianco e nero che trova il suo riflesso speculare nel finale a colori. Due momenti simili, ma emotivamente opposti, che racchiudono l’intero percorso del protagonista. I combattimenti sono coreografati in maniera eccellente, con mani mozzate, lame che fischiano, sangue che schizza senza risparmio. È un cinema fisico, violento, ma mai gratuitom qui c’è tutto il gusto visivo di Miike, che però riesce a non scivolare nel trash, mantenendo un tono quasi da dramma storico, mescolando azione brutale e malinconia. Non sono un grande amante di questo genere, ma ogni tanto mi lascio conquistare da queste incursioni nel Giappone antico, fatto di eroi tragici e destini segnati. Mi ha ricordato, per certi versi, anche 13 Assassini, un altro film capace di unire spettacolo e dramma con grande forza. La durata del film supera le due ore, ma sorprendentemente non diventa mai ripetitivo, perché c’è sempre qualcosa che tiene viva l’attenzione come un nuovo scontro, un personaggio particolare, un cambio di ritmo.

Conclusione

L’immortale è un film potente, violento e visivamente affascinante, che unisce il cinema dei samurai a una storia di vendetta, dolore e redenzione. Non è per tutti, soprattutto per chi fatica con scene molto forti, ma è senza dubbio un lavoro curato, coinvolgente e diretto con grande maestria. Io non l’ho amato al cento per cento, più per gusto personale che per reali difetti, ma l’ho comunque apprezzato molto. Un film che merita la visione, soprattutto per chi ama il cinema giapponese d’azione con un’anima drammatica. Consigliato.

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Revisione della recensione: 01-02-2026.

Sei fortunato, tu puoi morire.

La frase…