L’assassinio del Commendatore


  • TITOLO ORIGINALE: KISHIDANCHO KOROSHI;
  • SCRITTO DA: HARUKI MURAKAMI;
  • ANNO DI PUBBLICAZIONE IN ITALIA: 2018;
  • ANNO DI PUBBLICAZIONE IN GIAPPONE: 2017;
  • EDITO IN ITALIA DA: EINAUDI EDITORE;
  • VOTO: 7,5.

Che cosa succede quando la realtà inizia a deformarsi, silenziosamente, sotto i nostri piedi? Quando il mondo, pur restando riconoscibile, si apre a dimensioni nascoste e simboliche? Con L’assassinio del Commendatore, Murakami ci accompagna in una storia sospesa tra il visibile e l’invisibile, dove arte, dolore e mistero si intrecciano in modo profondo.

Trama

Il protagonista, un pittore specializzato in ritratti realistici, si ritrova improvvisamente solo dopo che la moglie gli confessa di volersi separare. Decide quindi di lasciare Tokyo e rifugiarsi in una casa isolata tra le montagne, un’abitazione appartenuta a Tomohiko Amada, celebre artista giapponese. Qui, nella quiete del bosco, comincia a dipingere di nuovo, ma anche a interrogarsi sul senso della propria arte. Un giorno, esplorando il sottotetto, scopre un misterioso quadro avvolto in un telo, intitolato L’assassinio del Commendatore. L’opera, inquietante e ricca di riferimenti simbolici, scatena una serie di eventi inspiegabili. Una campanella suona nel cuore della notte, una cavità si apre nel bosco, e strane presenze, o forse immaginazioni, iniziano a manifestarsi. Intorno a lui gravitano personaggi enigmatici, come Menshiki, l’elegante vicino che sembra sapere più di quanto dica.

Impressioni

L’assassinio del Commendatore è un romanzo che definirei visionario. In perfetto stile post-1Q84, Murakami mescola introspezione psicologica, elementi fantastici e riflessioni sull’arte e la creatività. Il dipinto ritrovato non è solo un oggetto narrativo, ma un portale verso un mondo simbolico, in cui la realtà si piega alle leggi del pensiero e della percezione. Il protagonista vive un’esplorazione interiore dolorosa e necessaria, dove il passato torna a galla e le fragilità personali diventano risorse. C’è un senso profondo di solitudine in ogni pagina, ma anche una sottile fiducia nel potere dell’arte come forma di salvezza. Murakami ci ricorda che non tutto può essere spiegato, ma che alcune cose devono essere sentite.

Conclusione

L’assassinio del Commendatore è un romanzo onirico, carico di simbolismi e domande senza risposte definitive. È una lettura che richiede abbandono, pazienza e apertura. Consigliato.