Il fiuto di Sherlock Holmes


  • TITOLO ORIGINALE: MEITANTEI HOMUZU;
  • REGIA: HAYAO MIYAZAKI, KUOZUKE MIKURIYA;
  • PUNTATE: 26 (COMPLETO);
  • ANNO: 1984;
  • GENERE: AVVENTURA;
  • VOTO: 7.

Approfittando del ritorno de Il fiuto di Sherlock Holmes su RaiPlay e, soprattutto, del restauro realizzato dal CPTV della RAI partendo dal materiale originale in 16 mm, ho deciso di rivedere una parte della serie. È stato come riaprire una porta sui ricordi, dove da bambino lo guardavo divertito, affezionato a quei personaggi buffi e alle loro avventure. Rivederla oggi, con un’immagine finalmente pulita, è stata un’esperienza nostalgica.

Trama

In questa reinterpretazione in chiave antropomorfa, Sherlock Holmes è un detective astuto e brillante che, insieme all’amico Dottor Watson, affronta casi particolari e spesso assurdi. Dall’altra parte c’è il suo eterno rivale, il Professor Moriarty, geniale e pasticcione allo stesso tempo, accompagnato dai suoi due maldestri tirapiedi, Todd e Smiley. A complicare ulteriormente le cose interviene l’Ispettore Lestrade, burbero e impacciato, ossessionato dall’idea di catturare Moriarty a tutti i costi. Tra inseguimenti improbabili, trovate comiche e misteri che sembrano irrisolvibili, Holmes si muove guidato dal suo fiuto infallibile, vivendo ogni volta un’avventura diversa.

Impressioni

Con grande sorpresa ho riscoperto una serie che ricordavo con affetto, ora restaurata e finalmente disponibile in una versione degna dei suoi colori originali. Il fiuto di Sherlock Holmes è una serie relativamente breve, 26 episodi, e segue un formato episodico molto classico dove ogni puntata presenta un nuovo caso che Holmes risolve puntualmente entro la fine. È un’impostazione che oggi può sembrare un po’ datata, ma che mantiene comunque un certo fascino, soprattutto per i più piccoli o per chi, come me, l’ha amata negli anni ’80. Dal punto di vista tecnico la serie regge sorprendentemente bene. Le prime sei puntate sono dirette da Hayao Miyazaki, e la sua “mano” è evidente, dai movimenti fluidi ai dettagli delle ambientazioni, c’è quella cura tipica delle sue opere. Le restanti puntate sono invece dirette da Kyōsuke Mikuriya, che mantiene uno stile coerente e perfettamente integrato. La storia produttiva della serie è quasi avventurosa quanto le indagini di Holmes. Dopo appena quattro episodi, i lavori vennero interrotti a causa di problemi legati ai diritti del personaggio, ancora detenuti dagli eredi di Doyle. Successivamente in Giappone, due episodi furono poi presentati insieme alla proiezione cinematografica di Nausicaa della Valle del Vento, riportando l’interesse sulla serie e spingendo verso il completamento del progetto. Così nel 1984 Il fiuto di Sherlock Holmes debutta ufficialmente, ottenendo un grande successo che in Giappone continua ancora oggi. In Italia la serie arrivò quasi in contemporanea, ma fu trasmessa in modo frammentato, senza ottenere lo stesso impatto. È stata riproposta più volte negli anni, sempre con risultati altalenanti. Eppure, nonostante tutto, io ricordo perfettamente di averla seguita con entusiasmo, colpito dall’originalità dei personaggi tutti antropomorfi, così particolari e così simpatici. La versione italiana ha alcune particolarità che oggi fanno sorridere. Nei primi minuti della prima puntata, per esempio, Holmes e Watson parlano mentre i personaggi sullo schermo non muovono affatto la bocca. Un adattamento un po’ “libero”, che ha anche portato a un piccolo cambiamento narrativo. Nella versione originale i due non si conoscono, mentre nel doppiaggio italiano, grazie al “trucco” del fuori sincronismo, diventano amici di vecchia data. Divertente anche l’idea di inserire accenti locali, con un Moriarty che sfoggia un torinese marcato e qualche piccola imprecazione linguistica del tutto fuori dai canoni giapponesi, ma idea simpatica nella nostra versione.

Conclusione

Il fiuto di Sherlock Holmes è un anime nostalgico, riportato alla luce con un restauro che valorizza la sua grafica ancora oggi sorprendentemente originale. Una serie semplice, diretta, perfetta per i più piccoli, ma anche per chi la scoprì negli anni ’80 e vuole fare un tuffo nel passato. Consigliato.

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Oh, si vola.
Patapunfete…

dalla serie anime Il fiuto di Sherlock Holmes.