I Figli del Mare


  • TITOLO ORIGINALE: CHILDREN OF THE SEA;
  • REGIA: AYUMU WATANABE;
  • DURATA: 110MINUTI;
  • ANNO: 2019;
  • GENERE: ANIMAZIONE;
  • VOTO: 8.

Come è possibile iniziare una recensione dedicata a un film d’animazione così bello, ma allo stesso tempo così complesso e di difficile comprensione? È proprio da questa domanda che voglio iniziare il mio post dedicato a I Figli del Mare, piccolo gioiello d’animazione diretto da Ayumu Watanabe e arrivato nei cinema italiani a dicembre. La mia voglia di vederlo era tantissima, soprattutto per due motivi. Il primo era la sua grafica originale, completamente diversa da quella di molte altre produzioni anime che avevo visto negli ultimi anni. Il secondo era la colonna sonora, affidata a Kenshi Yonezu con la splendida Umi no Yurei, una canzone che mi aveva incuriosito ancora prima di vedere il film. Sin dai primi minuti ho capito di avere davanti qualcosa di unico. Quello che non potevo immaginare era di trovarmi davanti a un’opera così complessa, tanto da arrivare alla fine della visione con moltissime emozioni, ma senza aver compreso completamente tutto ciò che il film voleva raccontarmi.

Trama

La protagonista è Ruka, una ragazza di quattordici anni dal carattere ribelle e indipendente, che sembra vivere senza lasciarsi condizionare troppo dalle regole e dalle persone che la circondano. Dopo uno scontro avvenuto durante una partita di pallamano, Ruka si ritrova all’acquario dove lavora suo padre ed è proprio qui che incontra Umi, un ragazzo della sua età che vive all’interno delle vasche dell’acquario e che possiede un rapporto molto particolare con il mare. Umi è stato infatti allevato dai dugonghi e ora viene osservato e studiato dagli scienziati, incuriositi dalla sua incredibile capacità di vivere sott’acqua insieme a queste misteriose creature. Con lui c’è anche il fratello Sora, altrettanto enigmatico, ma molto più fragile. La vita sulla terraferma sembra infatti consumarlo lentamente, rendendo la sua permanenza fuori dall’acqua sempre più difficile. Nel frattempo, qualcosa di altrettanto misterioso sta accadendo negli oceani, perché c’è una gigantesca processione di pesci che attraversa i mari, dirigendosi verso una destinazione sconosciuta…

Impressioni

I Figli del Mare è uno di quei film che mi ha messo seriamente in difficoltà, perché mi è piaciuto così tanto che però, una volta terminato, sono rimasto con la sensazione di non aver compreso fino in fondo ciò che avevo appena visto. Il film è basato sull’omonimo manga e durante la visione ho avuto più volte l’impressione che alcuni concetti e alcuni passaggi della storia fossero difficili da trasferire completamente attraverso il linguaggio cinematografico. La narrazione diventa progressivamente più complessa e, soprattutto nella parte finale, può lasciare lo spettatore disorientato. Ancora oggi, ripensandoci, devo ammettere di aver compreso soltanto una parte di ciò che il film cerca di comunicare, o almeno questa è la sensazione rimasta, ma non considero questa difficoltà necessariamente un difetto, anzi, penso che sia proprio una delle caratteristiche più affascinanti dell’opera. I Figli del Mare non sembra voler spiegare tutto allo spettatore, ma vuole soprattutto fargli vivere un’esperienza fatta di immagini, suoni, emozioni e sensazioni. La caratterizzazione dei tre protagonisti sono molto particolari. Ruka rappresenta il punto di vista dello spettatore, una ragazza che, proprio come noi, si ritrova improvvisamente catapultata in un mondo che non comprende. Umi e Sora, invece, sembrano appartenere a una realtà completamente diversa, legata indissolubilmente al mare. Ed è proprio questo contrasto a rendere il loro incontro così interessante. Inoltre la grafica è qualcosa di straordinario, fin dalle prime scene sono rimasto colpito dalla rappresentazione del mare e delle creature che lo abitano, ma soprattutto dal modo in cui le immagini riescono a trasmettere una sensazione di movimento continuo. L’acqua sembra quasi diventare un personaggio vero e proprio, capace di avvolgere Ruka e lo spettatore nello stesso momento.

Poi c’è la musica. La colonna sonora accompagna le immagini con una forza incredibile e Umi no Yūrei di Kenshi Yonezu rappresenta sicuramente uno dei momenti più memorabili dell’intera esperienza. Le musiche non sembrano semplicemente accompagnare il film, ma diventano parte integrante delle emozioni che l’opera vuole trasmettere. Credo inoltre che sia proprio questa fusione tra immagini e musica a rendere I Figli del Mare così particolare rispetto ad altre produzioni anime che ho visto negli ultimi anni.

Conclusione

I Figli del Mare è un piccolo gioiello d’animazione, senza se e senza ma. È un film complesso, difficile da comprendere e, proprio per questo, capace di lasciare qualcosa dentro. Non sono riuscito a cogliere completamente tutto ciò che Ayumu Watanabe voleva raccontare, ma sono uscito dal cinema con una quantità incredibile di emozioni. È una di quelle esperienze cinematografiche in cui magari non riesci a spiegare perfettamente quello che hai visto, ma sai con certezza quello che hai provato. Consigliatissimo.

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Revisione della recensione: 29-07-2026.

Il Grande Evento ora ha inizio…

dal film d’animazione I Figli del Mare di Ayumu Watanabe.