Asakusa kid


  • TITOLO ORIGINALE: ASAKUSA KID;
  • SCRITTO DA: TAKESHI KITANO;
  • ANNO DI PUBBLICAZIONE IN ITALIA: 2002;
  • ANNO DI PUBBLICAZIONE IN GIAPPONE: 1988;
  • EDITO IN ITALIA DA: PICCOLA BLIBLIOTECA OSCAR MONDADORI;
  • VOTO: 8.

C’è un Takeshi Kitano che il pubblico conosce bene, cioè quello violento, ironico e profondo dei suoi film, ma Asakusa Kid mostra invece l’altra faccia, forse la più fragile e sincera. Con tono impassibile e apparentemente distaccato, Kitano racconta i suoi esordi come comico in un night del quartiere di Asakusa, a Tokyo, dando vita a una narrazione che alterna risate, nostalgia e un rispetto profondo per un mondo ormai scomparso.

Trama

Asakusa Kid è il racconto autobiografico degli anni di formazione di Takeshi Kitano, quando ancora non era né regista né attore affermato, ma un giovane apprendista comico alle prese con palchi improvvisati, numeri maldestri e un futuro tutto da decifrare. Il fulcro del libro è il rapporto con il suo maestro, Senzaburo Fukami, un uomo severo, burbero, spesso incomprensibile, ma fondamentale nel plasmare non solo l’artista, ma anche l’uomo. Fukami rappresenta una guida dura, priva di indulgenza, che insegna la disciplina del palco e il valore della resistenza, più che il successo. Intorno a questo legame ruota la rievocazione del quartiere di Asakusa, con i suoi teatri popolari, i locali notturni, i personaggi strambi e irripetibili. Kitano racconta una sequenza di episodi a volte ridicoli, a volte malinconici, che restituiscono l’atmosfera di un’epoca in cui la comicità era fatta di sacrificio, improvvisazione e fallimenti quotidiani.

Impressioni

Asakusa Kid sorprende per il suo equilibrio, perché fa ridere, spesso di gusto, ma senza mai diventare una semplice raccolta di aneddoti. Sotto la superficie leggera scorre una malinconia costante, quella di una stagione della vita che non tornerà più. Il Kitano narratore è asciutto, quasi freddo, ma proprio questa distanza rende il racconto autentico. Non idealizza il passato, non lo addolcisce, ma lo osserva con lucidità, lasciando che siano i dettagli a parlare. Il maestro Fukami emerge come una figura centrale, dura ma profondamente umana, e diventa il simbolo di un modo di fare arte ormai scomparso. Il libro è anche una chiave di lettura preziosa per comprendere il cinema di Kitano. Molti dei suoi silenzi, della sua ironia spietata e della sua visione disincantata della vita affondano le radici proprio in questi anni di gavetta, tra luci fioche e palchi malandati.

Conclusione

Asakusa Kid è un libro sincero e originale, capace di far sorridere e riflettere allo stesso tempo. È il racconto di una formazione artistica e umana, ma è anche l’omaggio a un quartiere e a un maestro che hanno segnato per sempre Takeshi Kitano. Una lettura che, con leggerezza apparente, apre uno spiraglio illuminante sull’opera cinematografica di uno degli autori più enigmatici e affascinanti del Giappone contemporaneo. Consigliatissimo.

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Revisione della recensione: 09-02-2020.