- TITOLO ORIGINALE: YAKUZA AND THE FAMILY;
- REGIA: MICHIHITO FUJII;
- CAST: GO AYANO, HIROSHI TACHI, MACHIKO ONO, YUKIYA KITAMURA, HAYATO ISOMURA, HAYATO ICHIHARA;
- DURATA: 139minuti;
- ANNO: 2021;
- GENERE: DRAMMATICO;
- VOTO: 8.
A Family è uno di quei film che è rimasto troppo tempo nella mia lista delle opere da vedere. Quando finalmente mi sono deciso a guardarlo, il primo pensiero è stato uno solo, avrei dovuto farlo molto prima. È un film che lascia un segno, diverso dai classici lungometraggi dedicati alla Yakuza, perché sceglie di raccontare non tanto la criminalità organizzata, quanto le persone che vivono al suo interno e il loro inevitabile scontro con il passare del tempo.
Trama
Kenji, conosciuto anche come Li’l Ken, è un giovane rimasto completamente solo dopo la prematura morte del padre, distrutto dalla dipendenza dalla droga. La perdita lo lascia senza punti di riferimento e alimenta dentro di lui una rabbia profonda nei confronti di tutto ciò che ha causato quella tragedia. Una sera, quasi per caso, salva la vita a Hiroshi Shibasaki, il capo di un clan della Yakuza appartenente alla vecchia scuola. Inizialmente Kenji rifiuta di entrare a far parte dell’organizzazione, ma alcuni eventi lo costringono a rivedere le proprie scelte. Dopo essere entrato in conflitto con un clan rivale, trova proprio in Shibasaki quella figura paterna che aveva perduto e decide così di unirsi alla sua famiglia. Il clan condivide alcuni dei valori in cui Kenji crede fermamente e con il passare degli anni il ragazzo cresce all’interno dell’organizzazione, diventando uno Yakuza rispettato e costruendosi quella famiglia che la vita gli aveva negato. Ma il Giappone cambia rapidamente e le vecchie regole della Yakuza iniziano lentamente a scomparire e il mondo della criminalità organizzata viene travolto da nuove leggi, da un controllo sempre più serrato delle autorità e da alleanze pericolose tra clan rivali e polizia. Per proteggere le persone a cui tiene, Kenji compie un gesto estremo che lo porterà a trascorrere quattordici anni in prigione. Quando finalmente torna in libertà, scopre però un Paese completamente diverso, dove la vecchia Yakuza sembra ormai destinata a scomparire e dove anche lui fatica a trovare un posto nel mondo.
Impressioni
A Family riprende molti degli elementi tipici dei film ambientati nel mondo della Yakuza. Ritroviamo il protagonista che cresce all’interno di un clan, il codice d’onore, il rispetto delle gerarchie e quella violenza che da sempre accompagna questo genere cinematografico. La forza del film, però, sta proprio nel riuscire a distaccarsi da questi cliché senza rinnegarli. Michihito Fujii costruisce infatti un racconto molto più intimo, concentrandosi sulle persone piuttosto che sull’organizzazione criminale in sé. La Yakuza diventa quasi lo sfondo attraverso cui raccontare il cambiamento della società giapponese e il destino di uomini che non riescono più a trovare il proprio posto in un mondo che non ha più bisogno di loro. Il comparto attoriale è semplicemente eccellente. Go Ayano, che avevo già apprezzato in Homunculus, offre un’interpretazione straordinaria. Riesce a trasmettere tutte le sfumature emotive di Kenji, passando dalla rabbia impulsiva dei primi anni alla maturità, fino ad arrivare a una dolorosa rassegnazione davanti all’inevitabilità del tempo che scorre. Il regista sceglie di raccontare questa trasformazione con grande delicatezza. I dialoghi non sono mai eccessivi e spesso sono gli sguardi, i silenzi e i piccoli gesti a raccontare ciò che i personaggi provano davvero. È una narrazione che punta più sull’impatto emotivo che sull’azione. Anche per questo motivo le scene di violenza sono sorprendentemente poche. Pur trattandosi di un film sulla Yakuza, gli scontri sono limitati e mai utilizzati come semplice spettacolo. L’interesse del regista è chiaramente rivolto ai sentimenti dei protagonisti e alle conseguenze delle loro scelte, piuttosto che alla spettacolarizzazione della criminalità. Questa scelta rende A Family un film coinvolgente dall’inizio alla fine. La storia procede con un buon ritmo e lascia continuamente la curiosità di scoprire quale sarà il destino di Kenji, anche se in alcuni momenti lo sviluppo degli eventi risulta piuttosto prevedibile. Se dovessi individuare un piccolo limite, lo troverei nella relazione tra Kenji e la ragazza che lavora in un club. Nella prima parte del film questo rapporto sembra avere un ruolo marginale e appare quasi come un semplice riempitivo narrativo. Solo con il passare del tempo acquista un significato più profondo, contribuendo a comprendere meglio i sentimenti e la fragilità del protagonista.
Conclusione
A Family è molto più di un semplice film sulla Yakuza. È un racconto sulla famiglia, sull’appartenenza, sul tempo che cambia le persone e su una società che lascia lentamente indietro chi ha vissuto seguendo regole ormai destinate a scomparire. È uno di quei film che riescono a coinvolgere senza bisogno di continui colpi di scena e che, una volta terminati, lasciano una sottile malinconia. Consigliatissimo.
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Ma in fin dei conti, dovere e onore non possono battere i soldi.
dal film A Family di Michihito Fujii.
