Wolf’s Rain


  • TITOLO ORIGINALE: URUFUZU REIN;
  • REGIA: TENSAI OKAMURA;
  • PUNTATE: 26 (COMPLETO);
  • ANNO: 2003;
  • GENERE: DRAMMATICO;
  • VOTO: 8,5.

È passato davvero tanto tempo da quando vidi per la prima volta Wolf’s Rain, nel periodo d’oro degli Anime Night su MTV. Ma a quei tempi non riuscii a seguirlo fino in fondo, e quell’opera mi rimase dentro come un capitolo lasciato a metà, sospeso. Per fortuna ho recuperato questa perla dell’animazione giapponese e oggi posso dire che quel vuoto si è colmato.

Trama

In un futuro distopico, in un mondo ormai allo stremo, gli esseri umani vivono in città grigie e decadenti, mentre il pianeta sembra ormai privo di speranza. Tra la popolazione, nascosti agli occhi degli uomini, esistono ancora i lupi, creature considerate estinte, che hanno sviluppato la capacità di camuffarsi da esseri umani attraverso una sorta di illusione. In una di queste città fa il suo arrivo Kiba, un lupo solitario guidato da un misterioso profumo di fiori. In breve incontra altri tre lupi, Hige, Tsume e Toboe, diversissimi tra loro, ma accomunati dalla stessa fame di verità e sopravvivenza. I quattro formano un branco e decidono di seguire Kiba nella ricerca del Rakuen, il paradiso promesso, un luogo che solo i lupi possono raggiungere. Il profumo che guida Kiba proviene da Cheza, una strana ragazza legata spiritualmente ai fiori e tenuta in stato di sospensione da scienziati e nobili corrotti. Per i lupi, lei rappresenta la chiave per raggiungere il Rakuen. Inizia così un viaggio durissimo, tra inseguimenti, battaglie interiori, desolazione e speranza, alla ricerca di qualcosa che forse non esiste, oppure sì.

Impressioni

Wolf’s Rain è un’opera tanto affascinante quanto malinconica, un anime che si prende il suo tempo, che si sviluppa lentamente come un lungo viaggio interiore, più che un racconto d’azione o fantascienza. La trama si evolve in modo originale, puntando tutto sul senso del viaggio, della perdita, e della ricerca del proprio posto nel mondo. Ogni episodio è un tassello che compone un mosaico più ampio, spesso enigmatico, che si completa solo negli ultimi, potentissimi minuti. Il finale lascia spiazzati e commossi, costringendo a riflettere e magari a rivedere alcuni momenti per cogliere appieno la portata dell’opera, perché alla fine niente è come sembra. I protagonisti sono profondamente caratterizzati, ognuno di loro ha un episodio (o più) che ne approfondisce il passato, il dolore, le motivazioni. Il branco non è solo un’unità narrativa, ma un’entità che funziona per contrasto e per equilibrio tra le personalità. Dal punto di vista tecnico, la serie risente un po’ del tempo. La grafica non è perfetta, i colori sembrano sbiaditi, ma questo diventa quasi un pregio, perché il tono visivo si sposa perfettamente con l’atmosfera decadente e apocalittica della narrazione. La colonna sonora di Yoko Kanno, invece, è pura poesia, ogni brano è cucito con grazia e tristezza, contribuendo a rendere Wolf’s Rain un anime che si sente prima col cuore che con la mente.

Conclusione

Wolf’s Rain è un anime crepuscolare, introspettivo, ma se ci si lascia trasportare, come un lupo che segue l’istinto nel buio, si viene ripagati con una delle esperienze più toccanti e profonde dell’animazione giapponese. Consigliatissimo.

Il webmaster manuenghel © 2018-2025

Revisione della recensione: 22-06-2025.

Non ho più un branco e il solo luogo in cui dirigermi è il Rakuen.

La frase…