Viaggio a Tokyo


  • TITOLO ORIGINALE: TOKYO MONOGATARI; 
  • REGIA: OZU YASUJIRO; 
  • CAST: RYU CHISHU, HIGASHIYAMA CHIEKO, HARA SETSUKO, SUGIMURA HARUKO, YAMAMURA SO, MIYAKE KUNIKO, KAGAWA KYOKO, TONO EIJIRO, NAKAMURA NOBUO E OSAKA SHIRO; 
  • DURATA: 131 MINUTI; 
  • ANNO: 1953;
  • GENERE: DRAMMATICO;
  • VOTO: 10.

“Viaggio a Tokyo” è il più bel film che io abbia mai visto, solo “Così lontano Così vicino” di Wim Wenders raggiunge livelli emozionali come questo bellissimo film di Ozu Yasujiro. Ancora adesso qualche lacrima solca il mio viso, il mio cuore sussulta nel ricordo di questo film così intenso, così crepuscolare. 

Trama

La storia segue due anziani coniugi che decidono di affrontare un lungo viaggio per far visita ai loro figli a Tokyo. Con il cuore pieno di aspettative, sperano di ritrovare l’affetto e l’unità familiare, tuttavia la realtà si rivela ben diversa. I figli, presi dalla frenesia della vita moderna e dai loro impegni lavorativi, faticano a dedicare tempo ai genitori, accogliendoli con una certa distanza emotiva. L’unica che si distingue è Noriko, la vedova del loro figlio disperso in guerra che con gentilezza sincera e amore, li accoglie a braccia aperte e si prende cura di loro. È lei a portarli in giro per Tokyo, regalandogli una giornata memorabile che riesce, seppur per poco, a farli sentire di nuovo vicini a qualcuno. Quando però il destino si manifesta con la sua crudele inesorabilità, la freddezza del mondo moderno emerge in tutta la sua tristezza. Persino di fronte al dolore i figli faticano a dimostrare empatia, lasciando che il distacco e l’indifferenza prendano il sopravvento.

Impressioni

Tutto il film è un’ode all’animo umano, alla sua complessità e alle infinite sfaccettature che lo compongono. Ogni personaggio è un microcosmo di emozioni contrastanti, in cui la crudeltà, a volte, emerge senza intenzioni maligne, ma come un riflesso di un mondo che cambia e ci lascia alle spalle. Viaggio a Tokyo non è solo una storia di genitori invecchiati alla ricerca dell’affetto dei figli, ma una meditazione sull’alienazione, sul distacco che cresce tra le generazioni, sul tempo che avanza e porta con sé la disillusione. C’è una tristezza palpabile che permea ogni scena, una tristezza che non si manifesta attraverso drammatiche esplosioni di emozioni, ma è più sottile, nascosta nei gesti quotidiani, negli sguardi silenziosi che si scambiano i personaggi, nei momenti di solitudine che si susseguono come inevitabili passaggi del tempo. Ogni sguardo, ogni parola, sembra racchiudere un mondo di frustrazioni e speranze non dette, eppure tutto sembra procedere con una naturalezza che rende la tristezza ancora più acuta.

Quando parlo di Viaggio a Tokyo, non posso fare a meno di pensare alla bellezza e alla semplicità dei suoi momenti più quieti, come le passeggiate per Tokyo, il silenzio carico di significato tra i genitori e i figli, le scene in cui le emozioni non si manifestano in modo esplicito, ma sono lì, sotto la superficie, a raccontare tutto ciò che non può essere detto a parole. È un film che ti mette a nudo, che ti costringe a guardare nel profondo della tua anima, come se ogni scena fosse un piccolo specchio, in cui riconosci te stesso e le contraddizioni della propria vita. Quello che mi ha impressionato maggiormente è come Ozu riesca a trasformare qualcosa di apparentemente semplice, come una visita a Tokyo, in una riflessione universale sulla vita, la solitudine e il passaggio del tempo. Non c’è nulla di melodrammatico in Viaggio a Tokyo, ma è proprio nella sua sobrietà che risiede la sua forza. Realizzato nel 1953, il film è incredibilmente attuale. Non è solo una riflessione sul Giappone del dopoguerra, ma una parabola universale, che parla a chiunque abbia vissuto il distacco tra generazioni e l’incomunicabilità che il progresso e la vita moderna spesso portano con sé.

C’è stato un momento, in particolare, che mi ha colpito profondamente: quando i due coniugi sono sul molo, guardando il mare e il sole. In quel momento mi sembrava di essere lì con loro, abbagliato dalla bellezza del mondo, ma anche con il cuore appesantito dalla consapevolezza della realtà della vita. Una bellezza che, purtroppo, sembra sfuggire alla maggior parte dei personaggi, accecati dalla routine, dal lavoro e dalle loro preoccupazioni quotidiane.

Grazie, Ozu-san. Grazie per aver creato un film che ci obbliga a fermarci, a riflettere e, soprattutto, a guardarci dentro. Un film che rimarrà con me per sempre, che continuerò a guardare e a scoprire ogni volta, come un tesoro che non smette mai di donare nuove emozioni.

Conclusione

Viaggio a Tokyo è un film che ti fa riflettere sul senso della vita, sulla fugacità degli affetti e sulla ricerca di un posto nel mondo che spesso sembra sfuggire. Consigliatissimo.

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Revisione della recensione: 12-01-2025.

Non possiamo sfuggire al destino.

dal film Viaggio a Tokyo di Yasujiro Ozu.