Ring 2


  • TITOLO ORIGINALE: RINGU 2;
  • REGIA: HIDEO NAKATA;
  • CAST: MIKI NAKATANI, RIKIYA OTAKA, YUREI YANAGI, KYOKO FUKADA, HIROYUKI SANADA;
  • DURATA: 92minuti;
  • ANNO: 1999;
  • GENERE: HORROR;
  • VOTO: 6,5.

Dopo aver visto l’iconico Ring del 1998, capostipite del J-Horror moderno e simbolo della paura a fine anni ’90, non potevo non proseguire con Ring 2, uscito l’anno successivo e diretto sempre da Hideo Nakata. Ammetto che ero curioso di capire come si sarebbe sviluppata la storia di Sadako dopo il finale inquietante del primo film, ma purtroppo le mie aspettative sono state in parte disattese.

Trama

La vicenda riprende subito dopo gli eventi del primo film. Ryūji Takayama, l’ex marito della giornalista Reiko, è morto in circostanze misteriose, apparentemente per arresto cardiaco. Ma Mai, sua collega ed ex studentessa, non è convinta e inizia a indagare. Le sue ricerche la portano da Reiko e dal piccolo Yoichi, sopravvissuti alla famigerata videocassetta maledetta. Yoichi però non è più lo stesso, ha sviluppato strane abilità psichiche, molto simili a quelle di Sadako. Nel frattempo un medico, convinto che tutto sia spiegabile attraverso i poteri della mente, cerca di analizzare la maledizione in chiave scientifica. La realtà però è ben diversa. Chi ha avuto contatti con la cassetta o è sopravvissuto o porta dentro di sé un’ombra oscura e disturbante. La vendetta di Sadako sembra non essersi ancora placata, e questa volta non si limita più a uccidere, intacca le menti, altera la psiche, lasciando dietro di sé solo vuoto e terrore latente.

Impressioni

Va detto subito che Ring 2 nasce per rimediare al flop di “Spiral” (il vero sequel del romanzo originale), cercando di riportare la storia sui binari più “cinematografici” del primo Ring. Ma il risultato finale non è dei più riusciti. Il film infatti ripropone lo stesso schema del predecessore, con personaggi che indagano, videocassette, sguardi persi nel vuoto e misteri da decifrare. Solo che stavolta la tensione è decisamente più bassa. I momenti horror sono pochi e annacquati, e anche le atmosfere cupe non riescono a creare un vero senso di inquietudine. Il ritmo è molto lento, quasi esasperante e molte scene sembrano girare a vuoto, con lunghi dialoghi privi di reale intensità. I personaggi, tranne forse Mai, non riescono ad emergere, e anche la presenza di attori come Hiroyuki Sanada risultano troppo marginali per lasciare il segno. La figura di Sadako perde potenza, non incute più quel terrore puro e irrazionale del primo film e la sua presenza viene quasi diluita in un racconto che vuole essere più riflessivo e psicologico, ma che finisce solo per risultare piatto e privo di mordente. Anche gli eventi più drammatici vengono raccontati con freddezza, senza quel crescendo emotivo che dovrebbe tenere incollato lo spettatore. Il fatto che non ho trovato una frase, in tutto il film, da menzionare, è la prova che il film non è riuscito a convincermi completamente.

Conclusione

Ring 2 è un sequel che purtroppo non regge il confronto con l’originale. Pur cercando di ampliare l’universo narrativo di Sadako, il film perde l’essenza che aveva reso Ring un cult, la paura sottile e insinuante. Un’occasione mancata, che lascia addosso più noia che inquietudine.

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