Maborosi


  • TITOLO ORIGINALE: MABOROSHI NO HIKARI;
  • REGIA: HIROKAZU KORE-EDA;
  • CAST: MAKIKO ESUMI, TAKASHI NAITO, TADANOBU ASANO, REN OSUGI, MUTSUKO SAKURA.;
  • DURATA: 110minuti;
  • ANNO: 1995;
  • GENERE: DRAMMATICO;
  • VOTO: 8,5.

Maborosi rappresenta l’esordio alla regia di Hirokazu Kore-eda e, grazie alla recente rassegna italiana dedicata ai suoi film, ho finalmente avuto l’occasione di recuperare una pellicola considerata fondamentale nella sua filmografia. Presentato al Festival di Venezia 1995, il film si impose fin da subito per la sua straordinaria eleganza visiva, conquistando il premio per la migliore fotografia e quello per la migliore sceneggiatura. È un’opera crepuscolare, silenziosa, che parla quasi esclusivamente attraverso gli sguardi e i sentimenti, lasciando che siano le emozioni a guidare ogni scena.

Trama

Yumiko è una giovane donna che porta dentro di sé il peso di due eventi destinati a segnarla per sempre. Quando Yumiko era bambina l’adorata nonna decide improvvisamente di lasciare la famiglia per tornare nella propria terra natale, dove desidera trascorrere gli ultimi giorni della sua vita. Un gesto che Yumiko non riuscirà mai davvero a comprendere e che continuerà a tormentarla anche da adulta. Gli anni passano e la ragazza sposa Ikuo, un amico conosciuto fin da bambina. La loro è una vita semplice e serena, resa ancora più luminosa dalla nascita del primo figlio. La felicità, però, viene improvvisamente spezzata quando Ikuo muore investito da un treno. Le circostanze dell’incidente sono misteriose e tutto lascia pensare a un gesto volontario, una possibilità che Yumiko non riesce ad accettare né a comprendere. Rimasta sola con un bambino da crescere, decide di risposarsi con Tamio, anch’egli vedovo e padre di una bambina. Si trasferiscono in un piccolo villaggio di pescatori affacciato sul mare, paese natio dell’uomo, dove la quotidianità scorre lenta e apparentemente serena, ma dietro quella calma si nasconde un dolore mai elaborato. Il ricordo del primo marito continua a vivere dentro Yumiko e i dubbi sulla sua morte riaffiorano con sempre maggiore intensità, impedendole di trovare una vera pace interiore.

Impressioni

Maborosi è il perfetto punto di partenza per comprendere il cinema di Hirokazu Kore-eda. Già nella sua opera prima emerge quella straordinaria capacità di raccontare la vita attraverso piccoli gesti, lunghi silenzi e sentimenti trattenuti, senza mai forzare la mano o cercare facili emozioni. Il centro del racconto è interamente Yumiko, una donna che ha vissuto due lutti profondissimi e che, nonostante continui ad andare avanti, in realtà è rimasta emotivamente ancorata al passato. Prima la perdita della nonna, un abbandono che da bambina non è riuscita a comprendere e che continua a riaffiorare nei suoi ricordi, e poi la morte improvvisa del marito Ikuo, ancora più difficile da accettare proprio perché priva di risposte. L’idea che quell’uomo gentile e premuroso possa essersi incamminato volontariamente verso la morte è qualcosa che Yumiko non riesce a elaborare.

Ed è qui che il film mostra tutta la sua forza.

Kore-eda non costruisce il dramma attraverso grandi esplosioni emotive, ma lascia che il dolore emerga lentamente, scena dopo scena, quasi in punta di piedi. Lo spettatore finisce così per condividere il peso che la protagonista porta dentro, sentendo sulla propria pelle il senso di colpa, i dubbi e quella continua ricerca di una spiegazione che forse non arriverà mai. Anche il rapporto con Tamio è raccontato con grande delicatezza. Lui è un uomo semplice, pragmatico, che ha imparato a convivere con il proprio passato, mentre Yumiko, invece, sembra incapace di compiere quello stesso passo. Lei vive il presente, ma una parte della sua anima continua a guardare indietro. Dal punto di vista registico è impossibile non notare l’influenza del cinema di Yasujiro Ozu. Le inquadrature fisse degli interni domestici, i paesaggi immobili, i tempi dilatati e l’attenzione ai dettagli quotidiani richiamano apertamente il grande maestro, pur lasciando già intravedere una sensibilità personale che negli anni successivi renderà Kore-eda uno degli autori più importanti del cinema contemporaneo. Anche la fotografia contribuisce in maniera determinante alla costruzione dell’atmosfera. La luce naturale, i contrasti tra gli interni e gli spazi aperti, il mare e il vento diventano elementi narrativi che accompagnano il percorso emotivo della protagonista senza bisogno di parole.

Conclusione

Maborosi non è un film che cerca di stupire con la trama o con colpi di scena, ma è un racconto intimo sul lutto, sul senso di colpa e sulla difficoltà di accettare che alcune domande possano non avere mai una risposta. Hirokazu Kore-eda firma un esordio di rara maturità, già ricco di quei temi e di quella delicatezza che diventeranno il tratto distintivo della sua carriera. Una pellicola lenta, contemplativa e profondamente umana, capace di parlare direttamente al cuore dello spettatore attraverso il silenzio più che attraverso le parole. Per chi ama il cinema giapponese d’autore, Maborosi è una visione imprescindibile. Consigliatissimo.

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È più difficile dire addio se continuiamo a rimandare.

dal film Maborosi di Hirokazu Kore-Eda.