Le domestiche


  • TITOLO ORIGINALE: DAIDOKORO TAIHEIKI;
  • SCRITTO DA: JUN’ICHIRO TANIZAKI;
  • ANNO DI PUBBLICAZIONE IN ITALIA: 2018;
  • ANNO DI PUBBLICAZIONE IN GIAPPONE: N.P.;
  • EDITO IN ITALIA DA: MONDOLIBRI;
  • VOTO: 7,5.

Tanizaki ci porta in una casa giapponese attraversata dal tempo, dalla guerra e dal lento disgregarsi della tradizione e lo fa da una prospettiva diversa, cioè da quella delle cameriere che si sono alternate al servizio dello scrittore protagonista. Un punto di vista che trasforma la quotidianità in un microcosmo ricco di fascino e nostalgia, restituendo tutta la fragilità, e la bellezza, di un’epoca in trasformazione.

Trama

Ambientato nella casa dello scrittore Chikura Raikichi, Le domestiche racconta con tono intimo e curioso le vite delle numerose ragazze che, tra gli anni ’30 e il dopoguerra, hanno prestato servizio nella dimora familiare. Raikichi, osservatore attento e spesso ironico, descrive con meticolosa partecipazione le abitudini, le goffaggini, i dettagli fisici e i piccoli drammi delle giovani domestiche, spesso ancora adolescenti, che si alternano nella minuscola stanza accanto alla cucina. Nonostante la semplicità dell’ambiente domestico, ciò che ne emerge è una riflessione malinconica sulla giovinezza, il passare del tempo, e il mutare irreversibile della società giapponese.

Impressioni

Le domestiche è un romanzo sorprendente nella sua capacità di trasformare l’ordinario in epico. Tanizaki, con la sua raffinatezza, costruisce un ritratto intimo e sensoriale di una quotidianità in via d’estinzione. Non è però solo osservare, ma è un vivere la bellezza fugace delle cose, la tenerezza con cui Tanizaki racconta lo stupore e la perdita. Le ragazze cambiano, crescono, si sposano, scompaiono, ma la casa rimane, anche se lentamente si svuota di significato. È una danza lenta verso la fine di un’epoca, raccontata attraverso sguardi rubati e piccoli gesti.

Conclusione

Le domestiche è una lettura ricca di sfumature, fatta di silenzi, dettagli e di un tempo che non torna, un romanzo che, come una vecchia fotografia, trattiene la luce di un Giappone che sta svanendo. Consigliatissimo.