La forma della voce


  • TITOLO: KOE NO KATACHI; 
  • REGIA: NAOKO YAMADA; 
  • CAST: N.D.; 
  • DURATA: 130minuti; 
  • ANNO: 2016; 
  • GENERE: DRAMMATICO;
  • VOTO: 9.

Bellissimo, punto e a capo.
Così voglio iniziare a parlare di La forma della voce, un anime che ho visto e amato dal primo minuto. Forse anche perché mi ci sono avvicinato completamente “al buio”, non avevo visto il trailer, non conoscevo la storia, non avevo aspettative. E credo che proprio questa assenza di filtri abbia reso l’impatto ancora più forte. La forma della voce è uno di quei film che ti entrano piano, senza fare rumore, e poi restano lì, a lungo.

Trama

La storia ruota attorno a Shoya Ishida, un bambino delle elementari vivace e un po’ scapestrato. Un giorno nella sua classe arriva Shoko Nishimiya, una bambina sorda. All’inizio i compagni cercano di aiutarla a integrarsi, ma col tempo la sua disabilità diventa motivo di isolamento e derisione. Gli scherzi si trasformano presto in veri e propri atti di bullismo. Shoya è tra i principali responsabili, pur comprendendo le difficoltà di Shoko, la prende di mira, le rompe più volte gli apparecchi acustici e la umilia davanti agli altri. La situazione degenera fino a quando la madre di Shoko decide di trasferire la figlia in un’altra scuola. A quel punto, la colpa ricade interamente su Shoya, che viene indicato come unico responsabile. Da carnefice, Shoya diventa vittima. I compagni lo isolano, perde le amicizie e il suo ruolo di ribelle, diventa a sua volta bersaglio di bullismo. Gli anni passano e alle superiori Shoya è ormai un ragazzo chiuso, introverso, incapace persino di guardare le persone negli occhi. Arriva a pensare al suicidio, ma qualcosa lo ferma. Decide così di ritrovare Shoko e chiederle scusa, dando inizio a un lento e doloroso percorso di redenzione che coinvolgerà anche altri personaggi, vecchi e nuovi, tutti segnati in modi diversi dal passato.

Impressioni

Già dalla trama si intuisce la profondità emotiva di La forma della voce. Il film affronta temi come il bullismo, la disabilità, il senso di colpa, la redenzione e l’amicizia senza mai risultare forzato o retorico. Lo fa con una delicatezza rara, prendendosi il tempo necessario per raccontare le ferite interiori dei suoi personaggi. Tratto dal manga di Yoshitoki Oima, il film mette in luce un aspetto spesso sottovalutato, cioè il clima di omertà che circonda il bullismo. Non si interviene per prevenire, ma solo quando il danno è ormai fatto, lasciando alle vittime cicatrici difficili da rimarginare. Interessante anche il ribaltamento di prospettiva, dove Shoya paga le conseguenze delle proprie azioni e si ritrova a vivere sulla propria pelle ciò che aveva inflitto ad altri. Il rapporto con Shoko è il cuore pulsante del film. Lei, nonostante tutto, è l’unica a stargli vicino, anche quando lui non riesce a comprenderlo. La vera forza di La forma della voce sta proprio qui, nel mostrare quanto sia difficile uscire dalla propria ignoranza, accettare le proprie colpe e cercare un perdono che non è solo quello degli altri, ma soprattutto di se stessi.

Conclusione

La forma della voce è un film che lascia il segno. Ancora oggi, anche solo guardando il trailer, mi si stringe il cuore. E’ un film che trasmette, nella sua realistica crudezza, un’emozione sincera, profonda, che accompagna lo spettatore anche dopo la fine dei titoli di coda. Per me, è uno dei film più belli che abbia visto negli ultimi anni. Consigliatissimo.

Il webmaster manuenghel © 2018-2025

Revisione della recensione: 14-12-2025

Anche io, per molto tempo, ho provato le stesse emozioni che hai provato tu, e adesso, per la prima volta, ho capito.
Vorrei che tu mi dessi una mano a vivere.

La frase…