- TITOLO ORIGINALE: KIMI NO IRO;
- REGIA: NAOKO YAMADA;
- DURATA: 100MINUTI;
- ANNO: 2024;
- GENERE: DRAMMATICO;
- VOTO: 8.
Uscito nelle sale cinematografiche quasi in sordina, I colori dell’anima (The Colors Within) è uno di quei film che riescono a regalare un sorriso, ma allo stesso tempo invitano a riflettere sul proprio percorso di vita. È un’opera delicata che parla di crescita, amicizia e della difficoltà di trovare il coraggio di essere sé stessi, mostrando come spesso siamo noi i primi a costruire quei vincoli invisibili che ci impediscono di spiccare il volo.
Trama
La protagonista è Totsuko, una ragazza che frequenta un collegio cattolico. È profondamente credente, un po’ sbadata, ma dotata di una spontaneità che la rende immediatamente simpatica. Fin da quando era bambina possiede una capacità molto particolare, riesce a vedere i “colori” delle persone, percependone le emozioni e l’essenza attraverso sfumature visibili soltanto ai suoi occhi. Tra tutti i colori che osserva ogni giorno, ce n’è uno che la affascina più degli altri, quello di Kimi, una compagna di scuola dal colore particolarmente luminoso. Un giorno, però, Kimi lascia improvvisamente il collegio senza dare spiegazioni. Spinta dalla curiosità e dal desiderio di rivederla, Totsuko decide di cercarla per la città. Quando finalmente la ritrova all’interno di una libreria, conosce anche Rui, un ragazzo timido appassionato di musica che suona un theremin. In un impulso quasi istintivo, Totsuko finge di saper suonare il pianoforte e propone ai due ragazzi di formare una band. Da quel momento nasce un’amicizia sincera che porterà i tre protagonisti a condividere molto più della semplice passione per la musica. Tra prove, canzoni e lunghe conversazioni, ognuno di loro inizierà lentamente ad aprire il proprio cuore, affrontando paure, insicurezze e i dubbi che accompagnano il difficile passaggio verso l’età adulta.
Impressioni
I colori dell’anima racconta l’adolescenza contemporanea aggiungendo un leggero tocco di magia che rende il tutto ancora più delicato. La capacità di Totsuko di vedere i colori delle persone non rappresenta tanto un elemento fantastico, quanto un modo poetico per raccontare la sensibilità umana e il modo in cui ciascuno percepisce gli altri. I tre protagonisti incarnano tre modi differenti di affrontare la crescita. Totsuko è il vero collante della storia. Vive seguendo i propri sentimenti con grande naturalezza, lasciandosi trasportare dalle emozioni proprio come un fiume segue il proprio corso. Allo stesso tempo, però, deve confrontarsi con le regole del collegio e con un contesto che spesso limita la sua spontaneità. Kimi è invece una ragazza estremamente dolce, ma schiacciata dalle aspettative degli altri. Ogni sua decisione viene filtrata attraverso ciò che gli altri si aspettano da lei e finisce quasi sempre per mettere da parte i propri desideri pur di non deludere nessuno. Rui rappresenta invece chi cerca di seguire il percorso già tracciato dalla famiglia, pur custodendo nel cuore un sogno completamente diverso. La musica diventa così il luogo dove riesce finalmente a esprimere sé stesso e a sentirsi veramente libero. Attraverso questi tre personaggi il film racconta molto bene una caratteristica che, a mio avviso, appartiene a molti giovani di oggi, cioè la tendenza ad analizzare ogni scelta prima ancora di viverla. Una riflessione che trova riscontro anche nelle parole della regista Naoko Yamada, che sul sito ufficiale del film spiega come i ragazzi di oggi abbiano sviluppato una sensibilità sempre più complessa nei confronti della socialità. Se un tempo bastava “leggere l’atmosfera”, oggi ogni relazione sembra richiedere un continuo equilibrio tra educazione, aspettative e affermazione della propria individualità. È quasi come se esistessero regole non scritte che spingono i giovani a controllare costantemente il proprio comportamento e quello degli altri. Questa continua ricerca dell’equilibrio, però, rischia di trasformarsi in un peso enorme. I protagonisti si ritrovano così ad affrontare problemi più grandi di loro, cercando con fatica di capire quale sia davvero la strada da seguire. Dal punto di vista tecnico il film conferma ancora una volta tutta la sensibilità registica di Naoko Yamada. Le immagini sono delicate, eleganti e raccontano molto anche attraverso i silenzi e i piccoli gesti dei protagonisti. Ogni inquadratura sembra voler trasmettere emozioni prima ancora delle parole. La musica inoltre rappresenta il cuore pulsante dell’intera opera. Non è soltanto un accompagnamento, ma diventa il linguaggio attraverso cui i tre ragazzi imparano lentamente a conoscersi e a esprimere ciò che non riescono a dire a voce.
Conclusione
I colori dell’anima è un film delicato, poetico e profondamente umano che racconta l’adolescenza senza mai giudicarla, ma cercando semplicemente di comprenderla. Attraverso tre protagonisti molto diversi tra loro, Naoko Yamada riflette sul peso delle aspettative, sulla difficoltà di trovare la propria identità e sul coraggio necessario per lasciarsi finalmente andare senza paura del giudizio degli altri. È una storia che invita a fermarsi un momento e a chiedersi quanto tempo passiamo a pensare e quanto, invece, ci concediamo davvero di vivere. Perché, forse, proprio lasciandoci trasportare un po’ di più dalle emozioni potremmo scoprire strade che non avremmo mai immaginato di percorrere. Consigliatissimo.
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Se mai potessi vedere il mio colore, chissà che colore sarebbe.
dal film anime I Colori dell’Anima di Naoko Yamada.
