- TITOLO ORIGINALE: EVERYTHING EVERYWHERE ALL AT ONCE;
- REGIA: DANIEL KWAN, DANIEL SCHEINERT;
- CAST: MICHELLE YEOH, KE HUY QUAN, STEPHANIE HSU, JAMES HONG, JAMIE LEE CURTIS;
- DURATA: 139minuti;
- ANNO: 2022;
- GENERE: FANTASTICO, AZIONE, COMMEDIA, AVVENTURA, FANTASCIENZA, DRAMMATICO;
- VOTO: 9.
Everything Everywhere All at Once è uno di quei film che sembrano sparire troppo in fretta dopo il clamore iniziale. Se ne parla al momento dell’uscita, se ne parla quando vince qualche premio, poi cade nel silenzio fino a riemergere, anni dopo, grazie allo streaming. Eppure il film di Daniel Kwan e Daniel Scheinert non è un semplice caso cinematografico, ma una vera e propria esplosione di idee, emozioni e generi. Vincitore di ben sette Oscar su undici candidature, tra cui Miglior film e Miglior attrice a Michelle Yeoh, la prima interprete asiatica a ottenere la statuetta nella categoria principale, Everything Everywhere All at Once è un’esperienza cinematografica che ridefinisce i confini di ciò che un film può essere.
Trama
La storia si divide idealmente in tre sezioni, Everything, Everywhere e All at Once, con una piccola parte, End. Evelyn è un’immigrata cinese che gestisce una lavanderia a gettoni insieme al marito Waymond. La sua vita è un caos quotidiano, con la lavanderia che è sotto controllo dell’agenzia delle entrate, il matrimonio che vacilla, la figlia Joy che cerca disperatamente di ottenere l’accettazione della madre per la sua relazione con Becky, e l’arrivo dell’anziano padre Gong Gong che complica ulteriormente le cose. Tutto cambia quando, durante un incontro con l’ispettrice Deirdre, Waymond viene improvvisamente “posseduto” da una sua versione alternativa, Alpha Waymond, proveniente da un universo parallelo chiamato Alphaverse. Alpha Waymond rivela a Evelyn che ogni scelta compiuta genera un nuovo universo e che le persone dell’Alphaverse, guidate un tempo dalla defunta Alpha Evelyn, hanno sviluppato una tecnologia per “saltare” tra le versioni di sé stesse nei diversi universi. Il multiverso, però, è in pericolo, minacciato dall’arrivo di Jobu Tupaki, la versione Alphaverse di Joy, la quale, a causa dei salti mentali imposti dalla madre, ha frantumato la propria mente ed è ora in grado di percepire tutte le realtà contemporaneamente. Mentre Jobu Tupaki si avvicina per distruggere tutto, Evelyn si ritrova travolta da un turbine di versioni di sé, ognuna con un frammento di verità da comprendere. In questo viaggio assurdo e profondo al tempo stesso, scoprirà che il senso della vita, forse, si nasconde proprio nella semplicità che aveva dimenticato.
Impressioni
Definire Everything Everywhere All at Once “allucinante” è quasi riduttivo. È un film che destabilizza, confonde e poi, lentamente, illumina. I registi costruiscono un racconto che all’apparenza parla di multiversi e realtà alternative, ma che in realtà è una riflessione universale sulla vita, sull’amore e sull’identità. Evelyn è una donna schiacciata dal peso della propria esistenza, incapace di reagire, intrappolata in una quotidianità fatta di doveri e rimpianti. Il viaggio attraverso i mondi paralleli diventa il simbolo della ricerca di sé stessa, di un equilibrio tra ciò che avrebbe potuto essere e ciò che è. E mentre il caos del multiverso esplode in immagini e situazioni assurde, il film riesce a riportare tutto a un livello umano, intimo, dove il vero eroismo consiste nell’accettare la propria vita, anche nella sua imperfezione. Waymond, con la sua ingenuità e la sua dolcezza, si rivela la forza silenziosa di tutto il film, è colui che affronta la vita con amore, leggerezza e compassione, ricordando a Evelyn, ma anche a noi spettatori, che la gentilezza non è debolezza, ma resistenza. Joy, la figlia, riflette la stessa frattura interiore della madre, incapace di trovare un punto d’incontro con il mondo. Tutti, in fondo, sono alla ricerca di un senso, di un perché, in un universo che sembra privo di logica. La regia del film è un vero esercizio di creatività, un mix di generi che passa dalla fantascienza al dramma familiare, dal kung fu al grottesco, fino al filosofico. Il ritmo è frenetico, ma la profondità emotiva rimane sempre al centro, e ogni follia visiva è bilanciata da un’emozione autentica.
Meritati tutti i premi Oscar, Miglior film, Miglior regia, Miglior attrice a Michelle Yeoh, Miglior attore non protagonista a Ke Huy Quan, Miglior attrice non protagonista a Jamie Lee Curtis, Miglior sceneggiatura e Miglior montaggio. Un trionfo che non sorprende, perché Everything Everywhere All at Once è molto più di un film, è un viaggio interiore mascherato da delirio cosmico, un inno alla vita nella sua forma più pura.
Conclusione
Everything Everywhere All at Once è un vortice di azione, ironia e commozione. Un film che parla di tutto, ovunque e tutto in una volta, ma che in fondo racconta una sola cosa, la bellezza del vivere, del cadere e del rialzarsi. Ci invita a guardare la nostra quotidianità con occhi nuovi, a trovare un senso anche nei momenti più banali, perché anche un semplice bicchiere d’acqua può diventare straordinario se impariamo ad apprezzarlo. Consigliatissimo.
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Come torniamo indietro?
dal film Everything Everywhere All at Once di Daniel Kwan e Daniel Scheinert.
