Cure


  • TITOLO ORIGINALE: CURE;
  • REGIA: KIYOSHI KUROSAWA;
  • CAST: KOJI YAKUSHO, MASATO HAGIWARA, ANNA NAKAGAWA, TSUYOSHI UJIKI.;
  • DURATA: 111minuti;
  • ANNO: 1997;
  • GENERE: HORROR, THRILLER;
  • VOTO: 8.

Cure di Kiyoshi Kurosawa era uno di quei film che volevo recuperare da tantissimo tempo. Quando ho scoperto con sorpresa che era disponibile in streaming su RaiPlay, non ci ho pensato due volte. Parliamo di una pellicola del 1997 considerata da molti una delle opere fondamentali del cinema giapponese degli anni ’90, un film che ha lasciato un segno importante nel thriller psicologico e nel cinema horror d’autore. Dopo la visione posso dire di aver capito perfettamente il motivo della sua fama, perché Cure non è soltanto un film, ma un’esperienza che lentamente entra nella mente dello spettatore e ci resta anche dopo i titoli di coda.

Trama

Una prostituta viene trovata assassinata in una stanza di un hotel a ore e sul collo della vittima è presente una profonda incisione a forma di X, un dettaglio che collega immediatamente il caso ad altri recenti omicidi. La situazione però appare inspiegabile, perché ogni assassino viene ritrovato subito dopo il delitto, in evidente stato confusionale, senza un vero movente e senza apparente consapevolezza delle proprie azioni. L’unico elemento che accomuna tutti è proprio quella inquietante X. Il detective Takabe prende in mano le indagini insieme allo psicologo Sakuma e le loro analisi li portano a una teoria inquietante. Gli assassini potrebbero aver agito sotto una sorta di stato ipnotico. Quando si verificano altri omicidi identici, Takabe inizia a seguire una pista che conduce a un giovane enigmatico chiamato Mamiya. Il ragazzo sembra soffrire di una grave perdita della memoria e dimentica continuamente chi è, dove si trova e persino le informazioni più basilari sulla sua vita. Dietro quella fragilità apparente però, potrebbe nascondersi qualcosa di molto più oscuro. Approfondendo le indagini, Takabe scopre collegamenti con l’ipnosi, il mesmerismo e con la figura di Suejiro Bakuro, un occultista capace di manipolare la volontà altrui. Da quel momento tutto si trasforma in una spirale di dubbi continui. Chi controlla davvero chi? Dove finisce la volontà individuale? E soprattutto, quanto è fragile la mente umana?

Impressioni

Cure è uno di quei film che richiedono pazienza, molta pazienza. Il ritmo è volutamente lento e capisco perfettamente come questo possa rappresentare un ostacolo per alcuni spettatori. Eppure è proprio in quella lentezza che il film costruisce tutta la sua forza. Possiamo definirlo un thriller poliziesco dalle forti tinte psicologiche, con sfumature horror che non cercano mai lo spavento facile o semplice, ma puntano invece a insinuarsi nella mente dello spettatore. L’aspetto più affascinante non è tanto scoprire chi sia il colpevole, quanto osservare il percorso mentale del detective Takabe, interpretato dal bravissimo Koji Yakusho. L’indagine diventa quasi secondaria rispetto alla lenta discesa nei meccanismi della manipolazione e della percezione della realtà. Mamiya è un personaggio straordinario proprio perché rimane costantemente ambiguo. Non è la classica figura minacciosa costruita per generare paura immediata, la sua forza sta nell’incertezza, nei silenzi, nelle pause, nelle domande ripetute quasi ossessivamente. Ogni sua apparizione crea disagio senza bisogno di alzare la voce o di forzare la tensione. La regia di Kiyoshi Kurosawa lavora per sottrazione, cioè non mostra troppo, non spiega tutto, non accompagna mai lo spettatore per mano, ma lascia spazi vuoti, silenzi, dettagli apparentemente insignificanti che assumono peso solo più avanti. È un cinema che richiede attenzione e partecipazione. Il finale è forse uno degli elementi più riusciti dell’intera opera. Non è immediato, anzi. Durante la visione può persino lasciare spaesati, ma è proprio dopo aver terminato il film che Cure continua a lavorare nella mente. Ripensando agli eventi, ai dettagli disseminati lungo il percorso e alle scelte narrative improvvise, tutto sembra lentamente trovare una propria inquietante coerenza. Ed è probabilmente questo il motivo per cui il film è diventato così importante nella cinematografia giapponese. Non cerca di stupire con effetti o colpi di scena facili, ma punta invece a qualcosa di più difficile, ipnotizzare lo spettatore.

Conclusione

Cure è un film particolare, complesso e profondamente diverso da molti thriller moderni. Non cerca la spettacolarità, ma la costruzione lenta della tensione, il dubbio continuo, il disagio psicologico. Può risultare ostico, soprattutto per il suo ritmo molto misurato, ma chi ama il cinema psicologico troverà qui una pellicola fondamentale. Kiyoshi Kurosawa realizza un’opera che ancora oggi mantiene una forza incredibile e che riesce a lasciare qualcosa dentro anche molte ore dopo la visione, un film ipnotico nel vero senso della parola. Consigliatissimo.

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Adesso io sono completamente vuoto.

dal film Cure di Kiyoshi Kurosawa.