Children of the Whales


  • TITOLO ORIGINALE: KUJIRA NO KORA WA SAJO NI UTAU;
  • REGIA: KYOHEI ISHIGURO;
  • PUNTATE: 12;
  • ANNO: 2017;
  • GENERE: DRAMMATICO;
  • VOTO: 7,5.

Dopo averlo rimandato a lungo, ho finalmente recuperato Children of the Whales su Netflix. Dodici episodi che mi hanno lasciato una sensazione doppia. Da una parte soddisfazione per un mondo affascinante, dall’altra un leggero “amaro” per qualcosa che, forse, poteva dare di più. L’anime è tratto dal manga di Abi Umeda e, almeno per ora, si ferma a una prima stagione che lascia un qualcosa in sospeso.

Trama

La storia segue Chakuro, un ragazzo dalla natura sensibile, che ha l’abitudine di scrivere tutto ciò che accade intorno a lui, come per preservarne la memoria. Vive sulla Balena di Fango, un’enorme isola che vaga senza meta in un mare infinito di sabbia. Gli abitanti di questo mondo sono divisi in due gruppi, i “marchiati”, dotati del potere telecinetico chiamato Thymia, e i “non marchiati”, privi di abilità. Ma il dono della Thymia ha un prezzo altissimo, quello di una vita molto più breve. Nonostante questa condizione, la comunità vive in equilibrio, quasi isolata dal resto del mondo, in una pace che sembra fragile, ma autentica. Tutto cambia quando viene avvistata un’altra isola alla deriva. Durante l’esplorazione, Chakuro incontra Lycos, una misteriosa ragazza proveniente da un impero lontano. Il suo arrivo segna una frattura irreversibile. Per la prima volta la Balena di Fango entra in contatto con una realtà esterna, fatta di guerra, controllo e verità nascoste. Da quel momento ciò che sembrava un mondo chiuso e protetto si trasforma in un campo di battaglia e Chakuro si ritrova al centro di un viaggio che cambierà per sempre il destino del suo popolo.

Impressioni

Children of the Whales colpisce fin da subito per il suo impatto. Le prime due puntate sono davvero potenti e riescono a catturare attenzione e curiosità con una forza rara, tanto da valere quasi da sole la visione dell’intera stagione. La narrazione si apre poi in una serie di sviluppi e dettagli che ampliano il mondo, mantenendo sempre un alone di mistero. Non entro troppo nello specifico per evitare spoiler, ma il fascino dell’opera sta proprio nella scoperta graduale di ciò che si nasconde dietro la Balena di Fango. Detto questo, l’anime mi ha anche spiazzato, perché mi aspettavo qualcosa di più incisivo, più compatto. In alcuni momenti lascia una sensazione difficile da definire, come un “sapore amaro” che resta dopo la visione. Uno dei limiti principali, almeno per me, è la costruzione dei personaggi. Molti risultano piuttosto stereotipati, soprattutto nelle fasi finali. Nelle ultime puntate questa cosa emerge con più forza, rendendo alcune dinamiche meno credibili. Anche l’innocenza quasi assoluta degli abitanti della Balena di Fango, per quanto coerente con il contesto, a volte risulta esasperata e può creare un certo distacco emotivo. Dove invece l’anime non sbaglia è nell’aspetto visivo e sonoro. La grafica è davvero notevole, con character design espressivi e coerenti con l’identità del mondo narrato. Chakuro, con i suoi occhi dolci e lo sguardo sempre carico di empatia, rappresenta perfettamente l’anima della sua gente. Le musiche accompagnano il tutto con grande delicatezza, contribuendo a creare quell’atmosfera sospesa tra sogno e malinconia che caratterizza l’intera serie.

Conclusione

Children of the Whales è un anime che affascina, incuriosisce e, allo stesso tempo, lascia qualche perplessità. Ha un mondo ricco e un’idea di base molto forte, ma non sempre riesce a svilupparla con la stessa intensità lungo tutto il percorso. Resta comunque un’esperienza valida, soprattutto per chi cerca qualcosa di diverso dal solito, con un tono più riflessivo e malinconico. Consigliato.

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Revisione della recensione: 26-04-2026