- TITOLO ORIGINALE: DUOLUO TIANSHI;
- REGIA: WONG KAR-WAI;
- CAST: LEON LAI, MICHELLE REIS, TAKESHI KANESHIRO, CHARLIE YEUNG, KAREN MOK;
- DURATA: 96minuti;
- ANNO: 1995;
- GENERE: DRAMMATICO;
- VOTO: 7,5.
“Angeli Perduti” è uno di quei film da interpretare, che sfida le convenzioni del cinema e che lascia una sensazione di irrequietezza e riflessione nello spettatore.
Trama
In una Hong Kong buia e desolata c’è un killer professionista, un uomo solitario e distaccato che vaga nelle ombre della città eseguendo i suoi compiti letali su commissione. A legare il suo destino c’è una donna misteriosa e silenziosa, la sua “socia”, che dopo ogni missione entra nel suo appartamento per ripulire ogni traccia e allo stesso tempo nutrire la sua ossessione per lui. Tra di loro c’è una tensione non detta, un legame quasi invisibile che vibra nella loro routine notturna fatta di solitudine e disillusione. Parallelamente c’è un ragazzo muto che vive una vita bizzarra e surreale, piena di espedienti. Ogni notte si inventa un lavoro per sopravvivere e sbarcare il lunario, portando un tocco di umorismo in contrasto con la freddezza della città. Nonostante la sua esistenza apparentemente caotica e strampalata, il ragazzo è alla costante ricerca di connessioni, di significato, di un senso di appartenenza in una città che sembra non curarsi della sua presenza.
Impressioni
“Angeli Perduti” è un film difficile da riassumere, non solo per la sua storia, ma soprattutto per l’atmosfera onirica e distopica che Wong Kar-wai riesce a creare. Il film ci immerge fin da subito in una realtà notturna, quasi sospesa nel tempo, dove la Hong Kong che conosciamo sembra diventare un’altra cosa, una città perennemente avvolta nel buio, con strade desolate e quasi vuote. In questo scenario si intrecciano le vite di quattro personaggi, ognuno dei quali sembra condannato a una sorta di esilio emotivo, vivendo ai margini della società e della propria stessa esistenza. Il killer, uno dei protagonisti principali, si trova in un momento cruciale della sua vita. Stanco della sua professione, inizia a riflettere sulla possibilità di abbandonare questo mondo violento, anche se ciò implica lasciare quella che potrebbe essere definita una “relazione a distanza” con la donna che gli affida gli incarichi. I due non si incontrano mai, ma tra loro si instaura un legame invisibile, fatto di silenzi e gesti non detti. Questa tensione tra il desiderio di connessione e la solitudine è uno dei temi portanti del film. Parallelamente il film segue la storia di un ragazzo muto, che a causa di un incidente ha perso l’uso della voce e vive una vita fatta di espedienti surreali. Ogni notte si inventa un lavoro diverso, agendo ai confini della legalità in modo spensierato e ironico. Nonostante il tono leggero, anche la sua storia è permeata da una profonda malinconia. L’incontro con una ragazza eccentrica in un locale porta a un’improbabile relazione, e anche se sembra che i due siano anime gemelle, la loro storia resta intrappolata nella stessa condizione di alienazione che permea tutto il film. Le vite dei personaggi si sfiorano, ma non si intrecciano mai del tutto. Ognuno di loro è immerso in una riflessione sulla propria esistenza, legato a una città buia e desolata che sembra rispecchiare il loro stato interiore. In “Angeli Perduti”, Wong Kar-wai non ci offre una narrazione lineare o una storia che si conclude in modo convenzionale, ma ci regala una serie di frammenti, momenti catturati in modo quasi impressionistico, e invita lo spettatore a interpretarli in modo soggettivo. Il film è accompagnato da una regia che contribuisce a creare questa sensazione di distacco e surrealismo, anche grazie alle inquadrature grandangolari, i movimenti di macchina repentini e le riprese dall’angolo di spalla che conferiscono una qualità quasi distopica alla narrazione, come se la città stessa fosse un personaggio intrappolato in un sogno. La colonna sonora, malinconica e densa, arricchisce ulteriormente l’atmosfera, accompagnando i personaggi in questo viaggio notturno senza fine, mentre cercano disperatamente di trovare un significato alla loro solitudine.
Conclusione
“Angeli Perduti” è una riflessione sulla condizione umana, sull’isolamento e la disperata ricerca di contatto in una società frenetica e indifferente, un racconto fatto di emozioni attraverso immagini e atmosfere, più che attraverso dialoghi e azioni convenzionali. Consigliato.
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Sento dire che nella vita passa tutto…
dal film Angeli perduti di Wong Kar-Wai.
