- TITOLO ORIGINALE: 47 RONIN;
- REGIA: CARL RINSCH;
- CAST: KEANU REEVES, HIROYUKI SANADA, KO SHIBASAKI, RINKO KIKUCHI, TADANOBU ASANO;
- DURATA: 118minuti;
- ANNO: 2019;
- GENERE: STORICO, FANTASY;
- VOTO: 7.
Era da anni che volevo vedere 47 Ronin, incuriosito da questa rivisitazione di una delle storie più celebri del Giappone. La tentazione di noleggiarlo online c’è stata più volte, ma alla fine l’ho recuperato in televisione, con tanto di pubblicità a spezzare il ritmo della visione. Le aspettative erano alte, anche perché il film si ispira a un episodio storico che ho sempre trovato affascinante, la leggenda dei 47 ronin.
Trama
Kai è un mezzosangue cresciuto tra creature demoniache e guardato con diffidenza dagli uomini. Salvato in giovane età dal lord Asano, cresce al suo servizio, pur restando sempre ai margini della società. Durante una cerimonia alla presenza dello Shogun, Lord Asano cade vittima di un inganno orchestrato da Lord Kira, con l’aiuto della misteriosa e letale strega Mizuki. Costretto a compiere seppuku per salvare il proprio onore, lascia i suoi samurai senza guida. Diventati ronin e dispersi per evitare ritorsioni, i guerrieri vengono poi riuniti dal loro capo, Kuranosuke Oishi, deciso a vendicare il proprio signore. Insieme a Kai, intraprendono una missione per sconfiggere Kira e la strega Mizuki, affrontando un viaggio fatto di pericoli, creature sovrannaturali e prove di lealtà.
Impressioni
L’idea di base è affascinante. La storia dei 47 ronin ha un potenziale narrativo enorme e il film prova a renderla più accessibile al grande pubblico inserendo elementi fantasy. Questa scelta però è anche il suo limite principale. L’introduzione di demoni, streghe e creature varie crea un contrasto forte con la natura storica del racconto, portando il film verso una direzione a tratti incoerente. Dal punto di vista visivo alcuni elementi funzionano bene come la strega Mizuki, interpretata da Rinko Kikuchi, che è probabilmente uno dei personaggi più riusciti con la sua eleganza inquietante, con i movimenti sinuosi che ricordano quelli di un serpente. Anche alcune creature sono realizzate in modo convincente, anche se non tutte raggiungono lo stesso livello, risultando a volte meno credibili. Ci sono però sequenze che stonano con l’insieme. L’ambientazione del porto delle navi olandesi, ad esempio, sembra uscita da un altro film, con atmosfere che ricordano più Pirati dei Caraibi che il Giappone feudale. Questo tipo di scelte spezza l’immersione e rende il tono generale poco uniforme. Il cast però si impegna a rendere credibili i personaggi. Hiroyuki Sanada offre una prova solida nel ruolo di Oishi, mentre Rinko Kikuchi riesce a lasciare il segno con un personaggio forte e memorabile. Più discutibile, invece, la performance di Keanu Reeves dove il suo Kai appare a tratti poco incisivo, quasi distante, ricordando per certi versi interpretazioni più recenti come quelle di John Wick, ma senza la stessa intensità. Nel complesso il film alterna momenti riusciti ad altri meno convincenti, creando una visione che intrattiene, ma senza mai davvero colpire nel profondo.
Conclusione
47 Ronin è un film un po’ di delundente. Non è un brutto prodotto, ma nemmeno all’altezza delle aspettative che una storia del genere poteva generare. Resta comunque una visione interessante, soprattutto per chi è affascinato dal Giappone e dalle sue leggende, ma è facile capire perché non abbia ottenuto il successo che forse si sperava. Un’occasione in parte sprecata, ma comunque un film che vale la pena vedere almeno una volta. Consigliato.
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Revisione della recensione: 02-05-2026.
Io verrò a cercarti, attraverso mille mondi e dieci mila vite, finché non ti avrò trovata
dal film 47 Ronin di Carl Rinsch.
