- TITOLO ORIGINALE: 37 SECONDS;
- REGIA: HIKARI;
- CAST: MEI KAYAMA, MISUZU KANNO, YUKA ITAYA, SHUNSUKE DAITO, MAKIKO WATANABE;
- DURATA: 115minuti;
- ANNO: 2020;
- GENERE: DRAMMATICO;
- VOTO: 9.
Dopo aver visto il trailer, mi sono subito innamorato di questo film. 37 Seconds mi aveva incuriosito fin dalle prime immagini e, dopo averlo visto completamente, sono rimasto ancora più affascinato dalla sua storia, così delicatamente toccante, capace di mescolare drammaticità, dolcezza e simpatia, arrivando a toccare le corde del cuore come pochi film riescono a fare.
Trama
La protagonista è Mei Takada, una giovane ragazza affetta da paralisi cerebrale. La sua vita ruota principalmente intorno alla madre, che si prende cura di lei, e al lavoro di mangaka. In realtà Mei lavora soprattutto come ghost writer, realizzando i disegni che poi vengono pubblicati non a suo nome. Forte della sua bravura nel disegno, Mei decide a un certo punto di provare a realizzare una storia per adulti e di presentarla a una casa editrice. La Direttrice, colpita dalle sue capacità, le dà però un consiglio che cambierà il suo modo di vedere le cose. Per poter creare storie convincenti e realmente vissute, Mei deve prima fare esperienza della vita e attingere alle proprie esperienze personali. Mei decide così di esplorare quel mondo che fino a quel momento la madre, per proteggerla, le aveva impedito di conoscere completamente. Inizia quindi un’avventura che la porterà a confrontarsi con esperienze nuove, persone diverse e situazioni che non aveva mai vissuto, arrivando persino fino in Thailandia. Un viaggio che diventa soprattutto una scoperta di se stessa, dei propri desideri e dei legami con gli altri, grazie anche all’incontro con nuove persone. Mei inizia così a liberarsi, passo dopo passo, dell’immagine di ragazza fragile e dipendente che gli altri hanno costruito intorno a lei, cercando di scoprire quale possa essere realmente il suo posto nel mondo.
Impressioni
Nel momento in cui ho iniziato a scrivere la trama, il cuore ha iniziato a sussurrare, perché 37 Seconds è veramente un film molto intenso, bello, tutto da guardare, ammirare e ascoltare. Il film ruota attorno alla condizione della protagonista, ma lo fa senza trasformarla semplicemente nel centro di una storia drammatica. Mei è una ragazza che vuole vivere, conoscere, sperimentare e soprattutto essere considerata per quello che è, andando oltre la sua disabilità. La sua vita è stata infatti racchiusa quasi ermeticamente in un mondo isolato, un isolamento costruito soprattutto dalla madre, che agisce per amore e per paura, cercando continuamente di proteggerla dai pericoli e dalle possibili delusioni che potrebbe incontrare. Ma Mei vuole emergere, uscire da quella condizione e capire cosa significhi vivere la propria vita senza che siano gli altri a decidere continuamente cosa sia meglio per lei. La protagonista è affetta da paralisi cerebrale perché, alla nascita, è rimasta senza respirare per 37 secondi, riportando importanti problemi motori. La sua mente, però, è pienamente attiva e Mei è perfettamente consapevole della propria situazione e del modo in cui viene percepita dagli altri. È proprio questo contrasto che rende il personaggio particolarmente interessante, perché da una parte ci sono i limiti fisici con i quali deve convivere e dall’altra una ragazza che possiede desideri, curiosità, ambizioni e una forte volontà. L’incontro con la Direttrice della casa editrice diventa quindi un momento importante. Il consiglio di vivere le proprie esperienze per poterle trasformare in qualcosa di autentico attraverso il disegno spinge Mei a fare qualcosa che fino a quel momento non aveva avuto il coraggio di fare e cioè di vivere per se stessa. Ho apprezzato molto la delicatezza con cui il film affronta questo percorso e nonostante alcuni momenti siano drammatici, 37 Seconds riesce a mantenere anche una certa leggerezza e una simpatia che impediscono alla storia di diventare eccessivamente pesante. Il viaggio di Mei diventa così un percorso di crescita e di consapevolezza. Ogni nuova esperienza contribuisce a farle comprendere qualcosa in più su se stessa e sulle persone che la circondano. E proprio qui, secondo me, sta la forza del film, cioè nel raccontare il riscatto personale non come qualcosa di improvviso, ma come un percorso fatto di piccoli passi, scoperte, difficoltà e nuove consapevolezze.
Conclusione
37 Seconds è un film sul riscatto, sull’accettazione della propria condizione e sulla necessità di superare gli ostacoli che spesso vengono messi davanti ai nostri occhi, ma anche su quanto sia importante poter scegliere autonomamente la propria strada. E’ un film che racconta tutto questo con delicatezza e dolcezza, attraverso una protagonista che vuole semplicemente poter vivere la propria vita, conoscere il mondo e scoprire se stessa. Mi è piaciuto anche il modo in cui il Giappone viene mostrato, un Paese colorato, pieno di possibilità e opportunità, ma allo stesso tempo attraversato da contraddizioni e difficoltà. Consigliatissimo.
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Revisione della recensione: 06-09-2026.
