- TITOLO ORIGINALE: RIBON HIRO;
- REGIA: YUUKI HIGARASHI;
- DURATA: 111MINUTI;
- ANNO: 2026;
- GENERE: AZIONE;
- VOTO: 7,5.
The Ribbon Hero è un film ispirato al manga Ribon no Kishi di Osamu Tezuka, la nostra famosa Principessa Zaffiro, personaggio che ho avuto il grande piacere di conoscere attraverso la serie animata nei lontani anni Ottanta. Proprio per questo motivo, quando ho iniziato a guardare il film, avevo inevitabilmente un’immagine ben precisa di Zaffiro nella mia testa. Quello che mi sono trovato davanti, però, è qualcosa di molto diverso, almeno apparentemente, ma che durante la visione mi ha fatto riflettere sul significato stesso di un adattamento e, soprattutto, di un omaggio.
Trama
Zaffiro è la principessa di un regno che viene attaccato da una terribile creatura chiamata Nergal, un mostro capace di distruggere tutto ciò che incontra. La principessa cerca di fronteggiarlo, ma viene sconfitta e rimane ferita a un braccio, mentre il suo regno viene completamente distrutto. Con l’aiuto di Zirco, una sua fedele amica, Zaffiro riesce a mettersi in salvo. Dopo aver raggiunto la costa, le due trovano rifugio all’interno di una miniera abbandonata e qui Zirco costruisce per Zaffiro un tutore di ferro che le permette di usare il braccio. La mattina seguente iniziano a vagare attraverso vaste pianure alla ricerca di un nuovo luogo nel quale poter vivere. Il loro peregrinare dura sette anni, fino a quando arrivano a Goldland. Qui incontrano Pine, che offre loro del cibo e spiega come poter racimolare qualche soldo lavorando nella miniera vicina, dove vengono estratti preziosi cristalli, molto ambiti dal Nergal. Durante il loro primo giorno di lavoro, Zaffiro e Zirco incontrano Rock, Chorogy, Hecate, Chick e Jack, che diventano i loro compagni di squadra. Ungiorno però emerge un mostro dalla superficie e attacca il gruppo. Zaffiro cade in una caverna ricoperta di cristalli e proprio in quel momento risveglia il potere del suo nastro, trasformandosi nell’Eroe del Nastro. Dopo essere riuscita a respingere il mostro, il gruppo viene raggiunto da Velvet, un ragazzo che sta cercando di gestire la crisi legata a Nergal e alla miniera. Velvet avverte Zaffiro che affrontare la creatura senza le dovute precauzioni potrebbe provocare la distruzione dell’intero regno. Zaffiro decide quindi di stringere un patto con Velvet e di aiutarlo a sconfiggere il Nergal, conosciuto anche come Re Cenere. Velvet rivela inoltre che Nergal non è una creatura originaria del loro mondo e che, una volta esauriti i cristalli di cui si nutre, inizierà a consumare le anime degli esseri umani. Inizia così la nuova sfida di Zaffiro contro una creatura potente e divoratrice di mondi…
Impressioni
The Ribbon Hero è stato un film che mi ha fatto pensare parecchio, perché dopo la sua visione ho avuto un’impressione che, con il passare del tempo e riflettendo sulla pellicola, si è trasformata in qualcosa di quasi completamente diverso. Il problema principale nasceva dal confronto inevitabile con l’opera originale, perché sono cresciuto nei primi anni Ottanta non soltanto con le serie dei robottoni, ma anche con le opere del grande mangaka Osamu Tezuka, autore non solo de La Principessa Zaffiro, ma anche di Kimba il Leone Bianco, Astro Boy, I bon bon magici di Lilly e Metropolis, per citarne alcuni, opere che hanno accompagnato la mia crescita e che appartengono a un periodo dell’animazione giapponese al quale sono particolarmente legato. Per questo motivo confrontare The Ribbon Hero con l’anime de La Principessa Zaffiro è stato inizialmente difficile. Ci troviamo davanti a un film che, almeno all’apparenza, sembra completamente diverso, perché la storia cambia, la grafica è moderna, i personaggi hanno un aspetto differente e anche il modo di raccontare le vicende è molto lontano da quello dell’opera che ricordavo. Eppure, dopo averci riflettuto come faccio sempre prima di scrivere una recensione, sono arrivato a una conclusione diversa. Forse The Ribbon Hero non vuole essere una semplice trasposizione moderna della Principessa Zaffiro, ma piuttosto un omaggio a Tezuka e a un certo modo di intendere l’animazione, recuperato e mescolato con elementi moderni. Ed è proprio sotto questo punto di vista che ho iniziato ad apprezzare maggiormente il film. La grafica è a dir poco ottima. Ogni personaggio possiede un proprio fascino e riesce ad attirare l’attenzione, mentre le scene d’azione sono molto curate. I combattimenti di Zaffiro sono chiari, definiti e facilmente comprensibili, senza trasformarsi in una confusione di immagini. Anche l’utilizzo della CGI per il Nergal non mi è sembrato fuori posto, anzi, la differenza visiva tra il mostro e i personaggi contribuisce a creare una sorta di linea di separazione tra il mondo del Nergal e quello di Zaffiro. Una scelta che, personalmente, ho trovato interessante. Quello che invece mi ha lasciato maggiormente interdetto però è la storia. Il fatto che sia diversa dall’opera originale non è necessariamente un problema, ho trovato interessante che il film abbia cercato una propria strada, ma il problema è che c’è davvero troppa “carne al fuoco“, come si suol dire. Il film è suddiviso in sette atti e, guardandolo, ho avuto più volte la sensazione che sarebbe servito molto più spazio per raccontare tutto quello che viene introdotto, quasi un film per ogni due atti, perché molti personaggi, a partire dalla stessa Zaffiro, non vengono realmente approfonditi o caratterizzati e tutto accade molto velocemente. Gli eventi si susseguono uno dopo l’altro e i personaggi sembrano procedere quasi automaticamente da una situazione alla successiva. Vengono introdotti elementi importanti, ma spesso manca il tempo necessario per comprenderli fino in fondo. Anche le relazioni tra i personaggi rimangono piuttosto leggere e, fatta eccezione per alcune informazioni relative al Nergal, non sempre vengono fornite spiegazioni sufficienti per comprendere pienamente quello che sta accadendo. Questo è stato probabilmente l’unico vero punto negativo che ho trovato nel film. Per il resto, sono rimasto praticamente incollato allo schermo, rapito dalle animazioni, dalla grafica e dalla musica. È un film che, dal punto di vista visivo e sonoro, riesce a creare un mondo affascinante e a tratti davvero suggestivo. Alla fine, credo che The Ribbon Hero non abbia voluto dare semplicemente un nuovo corso alla Principessa Zaffiro, né tantomeno cercare di riprodurre lo stile del famoso mangaka, ma mi è sembrato piuttosto un film realizzato per omaggiare Tezuka con rispetto e nostalgia, prendendo un personaggio conosciuto e trasformandolo in qualcosa di nuovo, moderno e visivamente molto curato.
Conclusione
The Ribbon Hero non è un film perfetto, soprattutto per la storia che avrebbe avuto bisogno di molto più spazio, ma è proprio questa sua imperfezione che non cancella ciò che il film riesce a trasmettere. E’ un piccolo viaggio nel passato, un modo diverso di ritrovare quella Principessa Zaffiro che avevo conosciuto da bambino, senza cercare di copiarla. Un omaggio a un’epoca dell’animazione giapponese che non c’è più, raccontato attraverso un linguaggio moderno, ma con una evidente attenzione verso l’opera da cui tutto è partito. Consigliato.
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voglio andare avanti finché ne avrò forza. ho la responsabilità di un potere.
dal film anime The Ribbon Hero di Yuuki Higarashi.
