The Ghost in the Shell (2026)


  • TITOLO ORIGINALE: KOKAKU KIDOTAI;
  • REGIA: MOKOCHAN;
  • PUNTATE: 10;
  • ANNO: 2026;
  • GENERE: CYBERPUNK;
  • VOTO: 7,5.

Incuriosito dalla locandina, un mix tra manga, anime e stile retrò degli anni Novanta, ho deciso di vedere The Ghost in the Shell, la nuova serie animata del 2026, basata sul manga di Masamune Shirow del 1989 e trasmessa in streaming su Prime Video. La serie, diretta da Mokochan e prodotta da Science SARU, è composta da dieci episodi e riporta sullo schermo uno degli universi cyberpunk più conosciuti dell’animazione giapponese.

Trama

Siamo nel 2029, in un mondo nel quale le reti informatiche hanno ormai raggiunto ogni angolo della società e la tecnologia cybernetica ha reso sempre più sottile il confine tra esseri umani e macchine. Motoko Kusanagi è una cyborg a capo di un’unità d’élite, insieme al suo braccio destro Batou. Il loro compito è affrontare le numerose minacce che emergono in una società dove potenziamenti cibernetici, cybercriminalità e sistemi tecnologici sempre più avanzati fanno ormai parte della vita quotidiana. Il funzionario Daisuke Aramaki, del Ministero degli Interni, decide di reclutare Kusanagi e la sua squadra per creare una nuova unità speciale, la Sezione 9, una forza operativa incaricata di affrontare crimini informatici, terrorismo e minacce tecnologiche prima che possano diventare ancora più pericolose. Le prime missioni portano la squadra a confrontarsi con casi nei quali tecnologia, politica e controllo delle menti si intrecciano continuamente, ma ben presto emerge qualcosa di molto più grande e pericoloso. Un misterioso hacker, conosciuto come il Marionettista, è capace di infiltrarsi nelle menti cibernetiche e manipolare le persone trasformandole inconsapevolmente in pedine. Kusanagi si trova così coinvolta in una serie di indagini e cospirazioni che metteranno alla prova non soltanto la Sezione 9, ma anche lei stessa.

Impressioni

Appena terminata questa prima stagione, devo ammettere che The Ghost in the Shell mi ha lasciato delle sensazioni molto contrastanti. Parto dal presupposto che sono cresciuto con il film d’animazione del 1995 di Mamoru Oshii, un’opera diventata un vero e proprio cult dell’animazione giapponese e che, personalmente, mi ha introdotto nell’universo cyberpunk. Il film uscì in Giappone il 18 novembre 1995 e il suo impatto visivo e musicale è stato riconosciuto anche dallo stesso franchise come fondamentale per la diffusione internazionale dell’opera. Partendo da questo presupposto, questa nuova serie all’inizio mi ha lasciato quasi deluso e il motivo è semplice. E’ lontana anni luce dal futuristico mondo del film di Oshii. Quel mondo claustrofobico, buio e inquietante, nel quale macchine, intelligenza artificiale, reti informatiche ed esseri umani sembrano vivere a stretto contatto, qui sembra quasi scomparso. Ma è proprio qui che mi sono sbagliato. Con il passare degli episodi ho iniziato a rendermi conto che The Ghost in the Shell sembra voler guardare molto di più all’opera originale di Masamune Shirow e al suo spirito, piuttosto che cercare di riprodurre l’atmosfera del film di Oshii. E questa scelta cambia completamente la prospettiva. La grafica richiama molto gli anime degli anni Novanta, con colori vivaci e un’impostazione che sembra volutamente distante dalle atmosfere cupe che associamo maggiormente al film del 1995. Anche il comparto tecnico, soprattutto nella gestione dei colori, contribuisce a creare questa sensazione di nostalgia. La storia è inoltre molto più dinamica e, per certi aspetti, quasi spensierata. Abbiamo personaggi che, nei momenti meno impegnativi, possono assumere espressioni buffe, situazioni più leggere e musiche che in alcuni momenti sembrano quasi allegre. Tutto questo crea un contrasto molto particolare con l’immagine che molti di noi hanno di Ghost in the Shell. Non abbiamo quindi più soltanto quel mood che può ricordare Blade Runner, fatto di pioggia, ombre, luci artificiali e una società tecnologicamente soffocante. Qui troviamo invece colori più vivaci, personaggi più ironici e un’atmosfera che sembra arrivare direttamente dagli anni Novanta o dai primi anni Duemila. Ed è proprio questo uno degli aspetti che, alla fine, ho apprezzato maggiormente, perché la serie sembra quasi non essere stata prodotta nel 2026. All’inizio questa cosa può lasciare abbastanza sconcertati, soprattutto se si arriva da produzioni precedenti del franchise e si ha ancora negli occhi il film di Oshii. Ma andando avanti con gli episodi, questa scelta diventa sempre più comprensibile e, personalmente, ho iniziato ad apprezzarla. La serie sembra infatti voler recuperare un’altra anima di Ghost in the Shell, quella legata maggiormente al manga originale e a un certo tipo di animazione giapponese. Certo, bisogna anche entrare nella sua atmosfera e accettare che non si tratta di una riproposizione del mondo visto nel film di Oshii. Ed è forse questo il punto fondamentale, almeno lo è stato per me. Se si cerca nuovamente quel mondo oscuro e filosofico del film del 1995, il rischio è di rimanere spiazzati. Se invece si accetta questa nuova impostazione, la serie diventa una visione molto piacevole e riesce a intrattenere bene. Ho trovato interessante anche il modo in cui vengono presentati i rapporti tra tecnologia e umanità, soprattutto attraverso i casi affrontati dalla Sezione 9 e la presenza del Marionettista. La serie non rinuncia quindi agli elementi caratteristici del franchise, ma li presenta attraverso un linguaggio più colorato, dinamico e leggero. Alla fine della stagione sono quindi rimasto molto più soddisfatto rispetto alle sensazioni iniziali. Dopo tanto tempo ho avuto la sensazione di vedere qualcosa di diverso all’interno di un universo che, proprio perché così famoso, rischia continuamente di essere confrontato con le sue versioni più conosciute.

Conclusione

The Ghost in the Shell è un’opera che, secondo me, merita di essere vista, soprattutto se si riesce ad affrontarla senza pretendere che sia una nuova versione del film di Mamoru Oshii. È una serie che sa intrattenere e che porta una ventata di aria fresca a un titolo entrato nella storia del cyberpunk. Un ritorno al futuro, passando per il passato. Consigliato.

Il webmaster manuenghel © 2026