The Forest of Love


  • TITOLO ORIGINALE: THE FOREST OF LOVE;
  • REGIA: SION SONO;
  • CAST: KIPPEI SHINA, KYOKO HINAMI, SHINNOSUKE MITSUSHIMA, ERI KAMATAKI;
  • DURATA: 151minuti;
  • ANNO: 2019;
  • GENERE: THRILLER, HORROR;
  • VOTO: 8.

Scioccato, impressionato, allibito e forse persino impaurito. Sono queste le sensazioni che mi ha lasciato The Forest of Love, il mio incontro con il cinema di Sion Sono. Fin dai primi minuti si capisce che non ci si trova davanti a un film qualunque, ma a un’opera estrema, disturbante e capace di mettere profondamente a disagio lo spettatore. È un film che, a mio avviso, non è adatto a tutti. Le immagini, i temi affrontati e la violenza psicologica e fisica raccontata sullo schermo richiedono una certa preparazione emotiva. Al termine della visione compare anche un riferimento ai fatti reali che hanno ispirato l’opera, rendendo il tutto ancora più inquietante.

Trama

La storia intreccia le vite di numerosi personaggi che, almeno inizialmente, sembrano non avere alcun legame tra loro. Shin è un giovane che si unisce a due aspiranti registi con l’obiettivo di realizzare un film da presentare a un festival cinematografico di Tokyo. Per completare il cast coinvolgono la loro amica Taeko, che prova a convincere anche Mitsuko, una ragazza profondamente segnata da un traumatico episodio avvenuto durante gli anni della scuola. Mitsuko rifiuta l’invito, ma poco dopo riceve una telefonata da Joe Murata, un uomo affascinante e carismatico con il quale inizia una relazione tanto ossessiva quanto violenta. Per puro caso Shin e i suoi amici assistono ad alcuni incontri tra i due e raccontano tutto a Taeko, che scopre con sgomento come Murata sia lo stesso uomo che, anni prima, aveva truffato la sua famiglia. Decisi ad aiutare Mitsuko, i ragazzi escogitano un piano originale, realizzare un film ispirato proprio alla figura di Murata, nella speranza di smascherarne le manipolazioni e aprire finalmente gli occhi alla loro amica, ma le cose, però, prendono una piega completamente inaspettata. Murata riesce lentamente a ribaltare la situazione, assume il controllo dell’intero progetto e trascina tutti in una spirale di manipolazione, violenza e follia dalla quale sembra impossibile uscire. Nel frattempo, sullo sfondo, una serie di brutali omicidi di giovani donne contribuisce a rendere l’atmosfera sempre più cupa e opprimente…

Impressioni

Descrivere The Forest of Love non è semplice.

È uno di quei film che ti mettono continuamente a disagio e che, proprio per questo, riescono a lasciare un segno profondo. Non tanto per la violenza in sé, quanto per la crudeltà psicologica che accompagna praticamente ogni scena. Come dicevo all’inizio, è un’opera che probabilmente non consiglierei a chiunque. Alcune sequenze sono estremamente crude, con momenti che ricordano il cinema horror più splatter, ma ciò che colpisce maggiormente è la continua manipolazione mentale esercitata sui personaggi. Sapere poi che il film trae ispirazione da un fatto realmente accaduto rende la visione ancora più inquietante. Personalmente ho cercato informazioni per approfondire l’argomento, ma non sono riuscito a trovare molto materiale che chiarisse quanto della vicenda sia stato ricostruito e quanto, invece, sia frutto della libera interpretazione del regista. Durante tutta la visione continuavo comunque a pensare quanto fosse sconvolgente immaginare che eventi simili possano essere realmente esistiti. Sion Sono realizza un film potente, duro e provocatorio, mostrando un volto del Giappone molto distante dall’immagine più rassicurante che spesso viene raccontata. Uno degli elementi che più contribuisce alla riuscita dell’opera è sicuramente il comparto attoriale. Su tutti spicca l’interpretazione di Kippei Shiina, semplicemente straordinaria nel ruolo di Joe Murata. Riesce a costruire un personaggio inquietante proprio grazie alla sua apparente normalità. La sua parlantina, il suo modo di porsi sempre tranquillo e rassicurante e quella calma quasi ipnotica nascondono progressivamente una personalità mostruosa e completamente priva di limiti. Al termine della visione mi è rimasta addosso la stessa sensazione di disagio che anni fa avevo provato guardando Oldboy. Quel nodo allo stomaco che difficilmente scompare e che continua a farti ripensare alle immagini appena viste.

Conclusione

The Forest of Love è un film estremamente potente, capace di lasciare il segno sia per la violenza delle immagini sia per quella, ancora più devastante, delle dinamiche psicologiche che racconta. Sion Sono firma un’opera coraggiosa e disturbante, sorretta da interpretazioni eccellenti e da una regia che non cerca mai di alleggerire ciò che mostra. È una visione intensa, difficile da dimenticare. Non è un film adatto a tutti, ma chi decide di affrontarlo deve essere consapevole di trovarsi davanti a un’opera capace di sconvolgere profondamente. Per quanto mi riguarda è stata una scoperta tanto affascinante quanto allucinante, e mi ha fatto venire voglia di approfondire ulteriormente il cinema di Sion Sono. Consigliato.

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Sono fortunata a morire in un giorno così bello…

dal film The Forest of Love di Sion Sono.