- TITOLO ORIGINALE: TOKYO SENSO SENGO HIWA – EIGA DE ISHO WO NOKOSHITE SHINDA OTOKO NO MONOGATARI;
- REGIA: NAGISA OSHIMA;
- CAST: KAZUO GOTO, EMIKO IWASAKI;
- DURATA: 94minuti;
- ANNO: 1970;
- GENERE: DRAMMATICO;
- VOTO: 7.
Dopo aver visto L’impiccagione, ho deciso di continuare il mio percorso alla scoperta della filmografia di Nagisa Oshima. Ancora una volta mi sono trovato davanti a un’opera che si colloca ai confini della cinematografia mondiale, un film che sembra voler mettere continuamente alla prova lo spettatore. Già il titolo, Storia segreta del dopoguerra: dopo la guerra di Tokyo, lasciava immaginare una precisa direzione narrativa. Durante la visione, però, ci si ritrova davanti a qualcosa di completamente diverso, un’opera imprevedibile, sperimentale e, soprattutto, estremamente difficile da comprendere. Devo ammettere che è stato uno di quei film che ho faticato maggiormente a vedere. Non tanto per ciò che racconta, quanto per il modo in cui sceglie di farlo. È una visione che richiede grande attenzione e una continua voglia di interpretare quello che accade sullo schermo.
Trama
La storia è ambientata nella Tokyo della fine degli anni Sessanta, sullo sfondo dei movimenti studenteschi che in quel periodo attraversavano il Giappone. Il protagonista è Shoichi, giovane appartenente a un cineclub universitario. Dopo un diverbio con un amico, quest’ultimo gli sottrae improvvisamente una cinepresa e fugge. Shoichi lo rincorre disperatamente fino al tetto di un edificio, dove assiste impotente al suo apparente suicidio. Ancora sotto shock, recupera la cinepresa e tenta di fuggire, ma viene inseguito dalla polizia, che gli confisca il prezioso filmato. Nel tentativo di recuperarlo, continua a inseguire la volante fino a entrare in un tunnel. Da quel momento tutto cambia. Shoichi si risveglia improvvisamente nel cineclub insieme ai suoi compagni, come se nulla fosse accaduto. Convinto di aver realmente assistito alla morte dell’amico, cerca disperatamente di recuperare il film girato prima degli avvenimenti. Anche Yasuko, la ragazza dell’amico, sembra non comprendere le sue parole e continua a ripetergli che nessuno è morto e da qui la realtà inizia lentamente a sgretolarsi. Tempo dopo, gli studenti osservano finalmente la pellicola restituita dalla polizia. Quello che trovano è però un misterioso film-testamento composto esclusivamente da immagini della città, apparentemente prive di significato. Shoichi è sempre più convinto che il misterioso suicida sia realmente esistito. Realtà, memoria, immaginazione e ossessione iniziano così a fondersi in un racconto che mette continuamente in discussione ogni certezza…
Impressioni
Storia segreta del dopoguerra: dopo la guerra di Tokyo è un film davvero difficile da affrontare. È una di quelle opere che non cercano mai di accompagnare lo spettatore, ma lo lasciano volutamente disorientato dall’inizio alla fine. Più volte, durante la visione, ho avuto la sensazione di perdere completamente ogni punto di riferimento. La frase che mi è venuta spontaneamente appena terminato il film è stata: “tutto è quello che non è.” Credo che descriva perfettamente ciò che ho provato, perché nulla sembra avere una forma definitiva, ogni certezza viene continuamente ribaltata e la realtà cambia costantemente significato. Non penso di aver mai visto un film tanto complicato quanto questo. Nagisa Oshima realizza un’opera che sembra voler mettere in discussione il linguaggio stesso del cinema. Utilizzando anche attori non professionisti, costruisce una narrazione frammentata, quasi astratta, nella quale lo spettatore è chiamato a ricostruire da solo il significato degli eventi. Accanto alla componente fortemente psicologica troviamo anche una rappresentazione del Giappone di quegli anni. Sullo sfondo scorrono infatti i movimenti studenteschi, le discussioni politiche, le manifestazioni e il desiderio dei giovani di documentare con la cinepresa ciò che stava accadendo nella società giapponese. Questi elementi storici non sono semplicemente un contesto, ma diventano parte integrante del racconto, contribuendo ad alimentare quel continuo senso di instabilità che accompagna tutta la visione. Anche il titolo mi aveva completamente fuorviato. Mi aspettavo un film costruito attorno agli avvenimenti del dopoguerra giapponese, mentre mi sono trovato davanti a un’opera molto più simbolica, psicologica e sperimentale. Dopo aver visto anche L’impiccagione, credo che questo sia uno dei tratti distintivi del cinema di Nagisa Oshima. È un regista profondamente visionario, che utilizza il cinema non soltanto per raccontare una storia, ma per provocare, confondere e spingere lo spettatore a interrogarsi continuamente su ciò che sta osservando. Probabilmente non sono riuscito a cogliere ogni sfumatura del film, ma è proprio questa la sua particolarità, continuare a far riflettere anche molto tempo dopo la fine della visione.
Conclusione
Storia segreta del dopoguerra: dopo la guerra di Tokyo è un’opera complessa, radicale e decisamente fuori dagli schemi, capace di mettere in crisi lo spettatore sia dal punto di vista narrativo sia da quello emotivo. Non è un film semplice e, personalmente, è stato uno di quelli che ho trovato più difficili da vedere e da interpretare. Richiede pazienza, concentrazione e una grande disponibilità ad accettare un linguaggio cinematografico che rompe continuamente le regole tradizionali. Non è certamente una visione adatta a tutti, ma per chi desidera scoprire il lato più sperimentale del cinema giapponese rappresenta un’esperienza unica, destinata a lasciare molte domande anche dopo i titoli di coda. Consigliato.
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