Sheep in the Box


  • TITOLO ORIGINALE: HAKO NO NAKA NO HITSUJI;
  • REGIA: HIROKAZU KORE-EDA;
  • CAST: HARUKA AYASE, DAIGO, RIMU KUWAKI, NANA SEINO, KAN’ICHIRO;
  • DURATA: 126minuti;
  • ANNO: 2026;
  • GENERE: DRAMMATICO, FANTASCIENZA;
  • VOTO: 7,5.

Dopo la rassegna dei film di Hirokazu Kore-eda al cinema, è arrivato nelle sale Sheep in the Box, il nuovo film del regista giapponese, presentato in Concorso per la Palma d’Oro al Festival di Cannes 2026. Un’opera che porta Kore-eda verso la fantascienza e l’intelligenza artificiale, ma che mantiene al centro uno dei temi più ricorrenti della sua filmografia, come la famiglia e il rapporto con la perdita.

Trama

In un futuro non molto lontano, Otone e Kensuke sono una coppia che, due anni prima, ha perso il figlio Kakeru, di sette anni, in un incidente. Da quel momento i due sono andati avanti con estrema difficoltà, il ricordo del loro bambino è ancora molto presente e la loro vita sembra essersi fermata a quel tragico momento. Un giorno, attraverso una pubblicità recapitata alla loro abitazione, Otone scopre REbirth, un’azienda specializzata nella produzione di androidi umanoidi realizzati a immagine e somiglianza delle persone scomparse. La tecnologia permette di ricreare non soltanto l’aspetto fisico, ma anche la voce, alcuni ricordi, le abitudini e i tratti della personalità della persona perduta. Kensuke è molto scettico, mentre Otone vede nella proposta una possibile occasione per riavere accanto a sé il figlio. Dopo aver conosciuto il funzionamento dell’azienda e aver visto direttamente uno di questi umanoidi, i due decidono infine di accettare. E così, un giorno, nella loro casa arriva Kakeru. L’umanoide è praticamente identico al loro bambino, con la differenza che non può mangiare, non può fare il bagno e deve essere ricaricato. Inoltre, il suo sistema GPS gli impedisce di allontanarsi troppo dai propri genitori, pena l’arresto del sistema. La nuova convivenza porta però la coppia a confrontarsi nuovamente con il proprio dolore e, soprattutto, con i sensi di colpa, perché entrambi si sentono responsabili per non essere andati a prendere Kakeru il giorno della sua morte e, nel corso della storia, emergono altre colpe, paure e pensieri rimasti a lungo nascosti. L’arrivo dell’umanoide modifica così gli equilibri della coppia e permette a Otone e Kensuke di affrontare in maniera diversa il proprio lutto. Allo stesso tempo, Kakeru inizia a conoscere un mondo che va oltre le mura domestiche. Incontra altri umanoidi e, in particolare, un ragazzo più grande di lui, scoprendo così una realtà che i suoi genitori non conoscono e che introduce nuovi interrogativi…

Impressioni

Sheep in the Box è un film che ho atteso molto e che, per la prima volta con un’opera di Kore-eda, mi ha lasciato abbastanza interdetto. All’uscita dal cinema mi sono ritrovato con la sensazione di aver visto un’opera in qualche modo incompiuta, qualcosa a cui sembra mancare un ultimo passaggio. Ci sono scene, situazioni e frasi che sembrano voler dire qualcosa, ma che rimangono soltanto accennate o vengono lasciate a metà. Il film presenta molti spunti interessanti, ma non tutti vengono realmente sviluppati. Questo si nota soprattutto nei comportamenti dei personaggi, in primis Otone e Kensuke, che spesso sembrano lasciarsi trasportare dagli eventi senza porsi troppe domande e senza reagire realmente ad alcune situazioni, ed è proprio questo uno degli aspetti che mi ha lasciato maggiormente perplesso. Nei film di Kore-eda sono abituato a trovare una grande attenzione nella caratterizzazione dei personaggi. Il regista li inserisce all’interno di un determinato contesto e, attraverso le relazioni familiari e le piccole situazioni quotidiane, sviluppa progressivamente il loro carattere e anche quando i personaggi non dicono tutto apertamente, si percepisce quasi sempre qualcosa che li rende profondamente umani. In Sheep in the Box, invece, ho avuto più volte la sensazione di trovarmi davanti a personaggi che procedono per inerzia, quasi incapaci di cercare una vera risposta a ciò che sta accadendo. Questo, però, non significa che il film non sia interessante, anzi, probabilmente Kore-eda è stato fin troppo simbolico. Il tema della morte e del lutto è costante e molto pesante, ma viene affrontato attraverso una serie di metafore e situazioni che, almeno personalmente, ho trovato a tratti strane, prevedibili e non sempre completamente riuscite. Il riferimento a Il piccolo principe, da cui deriva anche il titolo del film, diventa uno degli elementi simbolici più importanti della storia. La presenza della “pecora nella scatola” richiama proprio il rapporto tra ciò che possiamo vedere e ciò che invece possiamo soltanto immaginare, collegandosi al modo in cui Otone cerca di mantenere concretamente accanto a sé il figlio perduto. Nella parte finale c’è poi una scena molto simbolica, nella quale i personaggi si ritrovano al buio. È proprio in quel momento che il personaggio di Otone sembra uscire completamente allo scoperto, mostrando con maggiore chiarezza tutto ciò che fino a quel momento aveva cercato di tenere dentro di sé. Ho comunque apprezzato il lavoro svolto da Kore-eda sull’intera storia, perché ci sono scene intense e momenti capaci di trasmettere il dolore dei personaggi, anche se, almeno per quanto mi riguarda, non hanno mai raggiunto quella tensione emotiva che mi sarei aspettato.

Conclusione

Sheep in the Box è quindi un film che mi ha lasciato sentimenti contrastanti. Se da una parte ho trovato interessante l’idea di Kore-eda di confrontarsi con la fantascienza, l’intelligenza artificiale e la possibilità di riportare nella nostra vita una persona che abbiamo perduto, dall’altra, però, ho avuto la sensazione che molti degli spunti introdotti non siano stati sviluppati fino in fondo. È un film che parla di perdita, senso di colpa, lutto e del bisogno umano di aggrapparsi a ciò che non c’è più, un tema molto vicino al cinema di Kore-eda. Consigliato.

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Non dimenticare…

dal film Sheep in the Box di Hirokazu Kore-eda.