License to live


  • TITOLO ORIGINALE: NINJIN GOKAKU;
  • REGIA: KIYOSHI KUROSAWA;
  • CAST: HIDETOSHI NISHIJIMA, KOJI YAKUSHO, SHUN SUGATA, REN OSUGI, ;
  • DURATA: 109minuti;
  • ANNO: 1998;
  • GENERE: DRAMMATICO;
  • VOTO: 7,5.

Questo film l’ho trovato all’interno della piccola rassegna dedicata ai film del regista Kiyoshi Kurosawa sulla piattaforma JFF Theater. La storia mi aveva particolarmente colpito e, visto che avevo conosciuto il regista grazie al bellissimo Cure, ho deciso di guardarlo con curiosità. Quello che ne è venuto fuori è stata un’esperienza surreale, poetica e intensa, un film particolare che riesce a mescolare momenti quasi divertenti con altri decisamente più drammatici.

Trama

Yutaka è un ragazzo che, quando era adolescente, è rimasto coinvolto in un incidente che lo ha portato a trascorrere dieci anni in coma. Un giorno, improvvisamente, si risveglia in ospedale all’età di 24 anni. Lo shock è enorme in quanto per Yutaka il tempo si è fermato a quando aveva 14 anni e, una volta uscito dal coma, si ritrova catapultato in un mondo completamente diverso da quello che ricordava. Tutto gli appare confuso, caotico e soprattutto estraneo. Ad accoglierlo c’è Fujimori, un amico del padre, che lo porta nella vecchia casa di famiglia. Yutaka inizia così a vivere insieme a lui e, lentamente, cerca di riprendere i contatti con la propria famiglia, ma anche questa realtà è completamente cambiata. La famiglia che ricordava non esiste più e ogni componente ha preso una strada diversa. Yutaka deve quindi confrontarsi con un padre sempre impegnato e lontano, una madre che vive per conto proprio e una sorella che torna dall’America. Mentre cerca di comprendere questo nuovo mondo e di recuperare il tempo che gli è stato sottratto, Yutaka si ritrova un giorno davanti a un cavallo comparso nel giardino di casa e da questa situazione nasce una nuova possibilità e il ragazzo decide di iniziare un’attività insieme all’animale. È proprio attraverso questa nuova esperienza che Yutaka comincia lentamente a ricostruire la propria vita, cercando di trovare un posto in un mondo che, per lui, è ancora completamente nuovo.

Impressioni

License to Live è uno di quei film che, una volta terminata la visione, ti lascia addosso una sensazione difficile da definire, sospesa tra divertimento e drammaticità. È un mix inusuale, non semplice da coniugare, ma che Kiyoshi Kurosawa riesce a gestire in maniera molto particolare. La storia ruota completamente attorno a Yutaka, un ragazzo di 24 anni che si risveglia dopo dieci anni di coma, ed è proprio qui che, in un certo senso, la storia “impazzisce”. Il protagonista si ritrova improvvisamente immerso in un mondo adulto, completamente diverso da quello che ricordava, mentre interiormente è ancora legato al ragazzo di 14 anni che era prima dell’incidente. Questo crea situazioni particolari e anche divertenti come quando Yutaka fa capricci, dispetti e si comporta come un adolescente, ma dietro questi momenti apparentemente comici si nascondono la sua insofferenza e la sua solitudine. È come se Yutaka fosse stato catapultato in una vita che non sente propria. Tutto è cambiato e lui non riesce a riconoscersi in questo nuovo mondo. Persino la sua famiglia, che rappresentava un punto fermo nei suoi ricordi, non è più quella di una volta. Prima era unita, mentre ora è completamente disgregata e per un certo periodo riesce persino a riunire tutti, ma la vita, come spesso accade, è più tagliente e decisa dei nostri desideri e finisce per riportare a galla le differenze e le distanze che si erano create tra loro. Un personaggio totalmente atipico è Fujimori, l’amico del padre interpretato dal bravo Koji Yakusho. Sembra quasi un’ombra che si aggira all’interno del film, una presenza difficile da definire fino in fondo. Eppure Fujimori è fondamentale nello svolgimento della storia. È una sorta di ancora per Yutaka, una presenza che sembra svanire e riapparire quasi magicamente, ma che ogni volta contribuisce ad aiutare il ragazzo ad andare avanti. Mi è piaciuto proprio questo particolare equilibrio creato da Kurosawa. Il film può far sorridere per alcuni comportamenti di Yutaka, ma dietro quelle situazioni c’è sempre la consapevolezza di un ragazzo che ha perso dieci anni della propria vita e che ora deve cercare di capire come poter ricominciare. Anche il rapporto con la famiglia diventa quindi importante, perché Yutaka non deve soltanto imparare a vivere nel presente, ma deve anche accettare che le persone che ricordava non possono più essere le stesse. Il regista racconta tutto questo senza trasformare il film in un semplice dramma familiare, ma al contrario lascia spazio a situazioni surreali, momenti quasi grotteschi e improvvisi cambiamenti di tono, creando un’atmosfera molto particolare.

Conclusione

License to Live è un film “strano“, ma proprio per questo interessante. È una storia che fa riflettere sull’importanza dei legami, sulla necessità di sentirsi vivi e soprattutto sul bisogno di trovare un posto nel mondo, anche quando tutto ciò che conoscevamo è cambiato. Kiyoshi Kurosawa realizza un’opera surreale, capace di alternare momenti divertenti ad altri più drammatici, senza perdere il filo di una storia profondamente umana. Consigliatissimo.

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Sono venuto da un posto e finirò in un altro posto. Era ora che mi svegliassi.

dal film License to live di Kiyoshi Kurosawa.